L’olivicoltura va a nord, crescono Piemonte e Lombardia

Più aziende e più ettari, effetto dei cambiamenti climatici
Economia
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Nel report annuale del settore dell’olio di oliva, Ismea – Istituto Servizi per il Mercato Agricolo e Alimentare, ha rilevato un aumento del numero di aziende olearie nel nord Italia ed una contrazione al sud che ovviamente resta largamente dominante sotto il profilo produttivo. Lo evidenzia la giornalista Ylenia Granitto in un articolo apparso su Olive Oil Times.

Dal 2010 al 2020, l’incremento maggiore (202%) di aziende olearie si è registrato in Piemonte, dove il numero di imprese è triplicato passando da 641 a 1.939. Segue la Lombardia, dove il dato è più che raddoppiato (132%) passando da 1.939 a 4.506. Poi, in ordine di crescita percentuale, troviamo il Friuli-Venezia Giulia (qui le aziende sono passate da 517 ad 832), la Valle d’Aosta (da 47 a 71), il Trentino-Alto Adige (da 845 a 1.056) e l’Emilia-Romagna (da 4.922 a 5.515).

Nello stesso periodo, come detto, il numero di aziende olearie nelle regioni del centro e del sud è diminuito del 31%, attestandosi a 619.378 nel 2020, con punte che vanno dal 35 al 40% in meno in Campania, Lazio, Basilicata, Abruzzo e Sardegna. Le tre regioni olivicole per eccellenze, vale a dire la Puglia, la Calabria e la Sicilia, hanno visto il numero di aziende ridursi praticamente di un terzo: da 227.245 a 161.009 nella prima, da 113.907 a 79.965 nella seconda e da 140.164 a 96.76 nell’’isola.

Relativamente alle superfici, se quella complessiva è rimasta sostanzialmente invariata intorno al milione di ettari, incrementi significativi si sono registrati, in termini percentuali, in Piemonte, Liguria, Sicilia e Veneto con percentuali rispettivamente del 16, 13, 10 e 7%. In particolare, guardando al sud, la Sicilia olivata si avvicina alla Calabria portando la sua dotazione in ettari complessiva a 176.596 contro i 184.682.

“È ormai chiaro che, a causa dei cambiamenti climatici, la produzione al nord è in aumento nel medio-lungo termine, nonostante la maggior parte della produzione italiana provenga ancora dalle altre aree del paese” ha commentato l’analista di mercato Ismea, Tiziana Sarnari che ha aggiunto: “Non si tratta di un cambiamento importante, ma ci sono alcune evidenze che ci permettono di pensare che l’olivicoltura possa trovare nuovi spazi di sviluppo anche nelle regioni settentrionali”.

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Tags: in evidenza, Nord, olivicoltura

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