Margaronia dell’olivo già in agguato: danni e strategie di difesa

Con temperature primaverili e fasi vegetative dell'olivo anticipate, si registrano le prime erosioni sui germogli da parte di questo lepidottero. Ecco come monitorare ed intervenire
Tecnica
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Le temperature primaverili di quest’anno stanno anticipando le fasi vegetative dell’olivo. In molti areali olivicoli si osserva già una mignolatura avanzata e, in alcune zone, l’inizio dello sviluppo dei boccioli fiorali.

Parallelamente alla ripresa vegetativa, in diversi oliveti iniziano a comparire anche i primi segnali della presenza di margaronia dell’olivo (Palpita unionalis). In questi giorni, infatti, non è raro osservare larve sugli apici vegetativi che si nutrono dei tessuti più teneri, causando le prime erosioni sui germogli. In questo contesto fenologico diventa quindi importante prestare attenzione a questo lepidottero, che trova condizioni favorevoli proprio quando la pianta emette nuova vegetazione e le temperature si mantengono miti.

La biologia della margaronia

Esemplare di margaronia

La margaronia è un lepidottero appartenente alla famiglia Crambidae, diffuso in gran parte del bacino del Mediterraneo. Il suo sviluppo è favorito da temperature comprese tra circa 16 e 30 °C, condizioni che si verificano frequentemente durante la primavera e l’estate.
L’insetto sverna generalmente allo stadio di larva di diverse età, riparata tra la vegetazione dell’olivo oppure su altre piante della famiglia delle Oleaceae presenti nell’ambiente circostante. Con l’aumento delle temperature primaverili riprende l’attività alimentare, per poi trasformarsi in crisalide.

Gli adulti sono farfalle facilmente riconoscibili per il colore bianco perlaceo con riflessi argentati e per un’apertura alare che può raggiungere i 25–30 millimetri. Sono attivi soprattutto nelle ore serali e notturne. Dopo l’accoppiamento, le femmine depongono le uova sulle foglie o sui giovani germogli dell’olivo.

Dalle uova nascono le larve, di colore verde chiaro con capo brunastro, responsabili dei danni alla vegetazione. Nel corso dell’anno la margaronia può compiere più generazioni, con una presenza generalmente più evidente tra la tarda primavera e l’estate.
I danni alla vegetazione

Danni causati da margaronia

La margaronia attacca soprattutto foglie giovani e germogli teneri, cioè i tessuti più ricchi di nutrienti e più facilmente degradabili dalle larve. Proprio in queste settimane, con la ripresa vegetativa dell’olivo, si iniziano a osservare i primi danni sugli apici vegetativi, dove le larve si alimentano compromettendo lo sviluppo dei nuovi germogli.

I sintomi più caratteristici sono:
rosure delle foglie, spesso ridotte alla sola nervatura centrale;
apici vegetativi erosi o danneggiati;
foglie ripiegate e legate da sottili fili sericei, all’interno delle quali le larve trovano rifugio e continuano ad alimentarsi.

Nei giovani oliveti o nei vivai questi attacchi possono risultare più evidenti, perché il danneggiamento degli apici può interferire con la corretta formazione della chioma. Negli oliveti adulti, invece, l’impatto produttivo è generalmente limitato e raramente provoca perdite significative. Si segnalano attacchi anche a carico delle drupe nella fase di indurimento del nocciolo, che se non controllati possono portare a perdite di prodotto da non sottovalutare (vedi foto allegate).

L’importanza del monitoraggio

Altro esempio di danni da margaronia

Il monitoraggio rappresenta lo strumento principale per valutare la presenza della margaronia nell’oliveto. In questa fase della stagione è utile effettuare controlli periodici sulla vegetazione, osservando in particolare:
• germogli danneggiati o erosi;
• foglie scheletrizzate;
• foglie ripiegate che possono ospitare le larve.
Un’osservazione attenta e costante consente di individuare tempestivamente eventuali focolai e di valutare se sia necessario intervenire.

Strategie di difesa

Gestione equilibrata della vegetazione – È importante evitare eccessi di azoto e gestire correttamente l’irrigazione, poiché una vegetazione troppo tenera e vigorosa può favorire l’attacco delle larve.

Monitoraggio costante – Particolarmente utile nei giovani impianti, dove il danneggiamento degli apici può incidere maggiormente sulla struttura della pianta.

Conservazione degli insetti utili – Mantenere la biodiversità dell’agroecosistema favorisce la presenza di antagonisti naturali che contribuiscono al contenimento della margaronia.

Interventi mirati solo quando necessari – In caso di infestazioni rilevanti, soprattutto nei giovani oliveti o nei vivai, è possibile valutare interventi con prodotti ammessi nella difesa integrata o biologica, preferibilmente quando le larve sono nei primi stadi di sviluppo, fase in cui risultano più sensibili ai trattamenti.

In annate caratterizzate da primavere miti e da un anticipo dello sviluppo vegetativo, la margaronia può trovare condizioni favorevoli e manifestare i primi danni già nelle fasi iniziali della stagione, come quelli osservati in questi giorni sugli apici vegetativi.
In questo scenario, un monitoraggio attento e tempestivo rimane lo strumento più efficace per valutare la reale entità del problema e adottare, se necessario, strategie di gestione appropriate, preservando al tempo stesso l’equilibrio biologico dell’oliveto.

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Tags: in evidenza, Margaronia dell'olivo, olivicoltura

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