Le condizioni climatiche invernali, caratterizzate da temperature miti nei mesi di gennaio e febbraio, hanno favorito la sopravvivenza e lo sviluppo del fungo Spilocea oleagina nei tessuti fogliari, responsabile della malattia Occhio di pavone, in grado di persistere e proliferare in un intervallo termico compreso tra i 7 e i 10°C, contribuendo a una diffusione non evidente della malattia, che può generare l’illusione di una chioma apparentemente sana, ma che tuttavia risulta compromessa dalla progressione della patologia.
Diagnosi e sintomi
Dai controlli eseguiti è stato rilevato un significativo fenomeno di defogliazione, attribuibile a infezioni dal fungo. Questa malattia è spesso sottovalutata a causa della difficoltà di individuare precocemente i sintomi, ma può portare a un progressivo indebolimento della pianta. Le infezioni responsabili della caduta fogliare potrebbero risalire ai mesi di novembre e dicembre. La presenza di infezioni latenti, prive di sintomi visibili, può essere diagnosticata immergendo le foglie in una soluzione al 5% di idrossido di sodio (soda caustica) o di idrossido di potassio (potassa caustica) a 26-28°C per 10-12 ore. In queste condizioni, le foglie infette sviluppano aree tondeggianti annerite, rendendo evidente la presenza della malattia.
Le strategie di difesa
Con l’aumento delle temperature previsto, diventa cruciale l’adozione di strategie di difesa mirate, in particolare, l’esecuzione di trattamenti fitosanitari dopo la potatura che assumono un ruolo strategico, in quanto le ferite di taglio possono costituire punti d’ingresso per nuove infezioni. Pertanto è consigliato un intervento disinfettante immediatamente dopo la potatura, al fine di ridurre il rischio di ulteriori contaminazioni.
Tra i prodotti disponibili, i formulati a base di rame, in particolare gli ossicloruri, si confermano tra i più efficaci che esplicano un duplice effetto:
1. azione protettivo/preventiva sulle foglie sane, prevenendo nuove infezioni.
2. azione defogliante sulle foglie già infette, accelerandone la caduta. Questo effetto è dovuto alla fitotossicità del rame nei confronti dei tessuti compromessi, favorendo così la ricrescita di nuove foglie su una chioma priva di fonti di inoculo.
Occhio al meteo
Le foglie cadute, essendo già infette, difficilmente costituiscono una fonte di reinfezione diretta, ma per garantire la massima efficacia del trattamento è fondamentale operare in condizioni meteorologiche favorevoli, evitando giornate umide o ventose che potrebbero comprometterne l’adesione e la distribuzione uniforme.
L’impiego di prodotti a base di Dodina, una molecola con elevata capacità di penetrazione nei tessuti fogliari e in grado di eliminare il patogeno prevenendo nuove infezioni, deve tenere conto della condizioni termiche ambientali. Infatti, la sua efficacia può essere ridotta dalle basse temperature o situazioni climatiche che non hanno ancora raggiunto una stabilità.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli