Olio d’oliva: la concorrenza senza regole che schiaccia i produttori italiani

L’ingresso di oli stranieri da filiere senza controlli mette in ginocchio il settore italiano, costretto ad osservare norme rigorose e costi elevati
Economia
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L’olio extra vergine d’oliva circola in un mercato globale in cui convivono sistemi produttivi diversi tra loro.
L’Italia importa ogni anno una quota significativa di olio da Spagna, Grecia e da Paesi extra-UE come Tunisia, Turchia e Marocco. Questa dinamica rende importante il tema degli standard di sicurezza alimentare e delle regole che disciplinano l’ingresso dei prodotti nel mercato europeo.

L’Unione Europea applica requisiti tra i più severi al mondo in materia di igiene, tracciabilità, residui di agrofarmaci, materiali a contatto e contaminanti.

Gli operatori europei devono rispettare protocolli rigorosi, sostenere costi elevati di adeguamento e sottoporsi a controlli continui da parte delle autorità competenti. Il commercio internazionale, però, si basa su accordi, che permettono l’ingresso di prodotti provenienti da Paesi con normative differenti, purché il prodotto finito rispetti i limiti fissati dall’UE.

Qui nasce il primo squilibrio: i controlli europei verificano la conformità dell’olio al momento dell’ingresso, ma non sempre le condizioni in cui è stato prodotto.

Materiali a contatto, lubrificanti, protocolli di manutenzione, gestione del suolo e uso di mezzi tecnici possono variare in modo significativo tra Paesi UE ed extra-UE, pur convergendo su un prodotto finale formalmente conforme.

Il caso dei contaminanti MOSH e MOAH è indicativo, l’UE ha definito limiti severi e metodi analitici complessi, con responsabilità diretta in capo al produttore. Non tutti i Paesi esportatori, però, adottano gli stessi standard sui materiali a contatto o sugli oli lubrificanti utilizzati nei frantoi.

Un olio italiano può essere penalizzato da una co-determinazione analitica, perché alcune molecole naturali presenti nelle nostre cultivar interferiscono con il metodo e fanno apparire come MOSH/MOAH sostanze che in realtà non lo sono. Al contrario, un olio importato può risultare conforme pur provenendo da filiere con protocolli meno stringenti, perché la sua matrice interferisce meno con l’analisi e il controllo europeo si concentra sul prodotto finito, non sui processi produttivi che lo hanno generato.

Gli accordi commerciali con i Paesi extra-UE prevedono controlli alle frontiere e analisi sul prodotto, ma questi controlli verificano soprattutto se l’olio rientra nei limiti di legge al momento dell’ingresso. Non sempre, invece, riescono a cogliere le differenze nei processi produttivi dei Paesi di origine.

L’Italia, che importa grandi quantità di olio per poi imbottigliarlo e distribuirlo, opera quindi in un contesto in cui la qualità percepita dal consumatore non sempre riflette la complessità delle norme e dei controlli che regolano la produzione nei diversi Paesi.

Nel settore dell’olio, gli standard europei garantiscono sicurezza e controlli rigorosi, ma la concorrenza internazionale introduce differenze normative e pressioni sui prezzi che ricadono soprattutto sulle imprese italiane, chiamate a competere con prodotti ottenuti con regole e costi molto diversi.

In un mercato aperto, è necessario mantenere un equilibrio tra commercio internazionale, tutela della qualità e trasparenza della filiera, riconoscendo il valore degli operatori che rispettano norme più severe e investono in controlli, tracciabilità e innovazione.

La sicurezza alimentare, in questo contesto, non è soltanto un requisito normativo, ma un elemento che incide direttamente sulla competitività del settore.

In definitiva, la differenza tra ciò che l’UE controlla sul prodotto finito e ciò che avviene nei processi produttivi dei Paesi di origine crea differenze che incidono sulla percezione della qualità e sulla competitività del settore.

Sicurezza alimentare e competitività non sono, pertanto, temi separati, perché gli standard che garantiscono la sicurezza incidono sui costi di produzione, mentre le importazioni da Paesi con regole diverse possono ben influenzare i prezzi e la percezione della qualità.

Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli

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Tags: concorrenza sleale, extravergine, in evidenza, olio di oliva

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