Olio, focus sulle sfide nei mercati internazionali

Si è chiusa Oleocentrica a Vieste: il confronto della filiera dell'olio italiano su strategie di comunicazione, valore della qualità e export, con un focus sul Giappone
Economia
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Confrontarsi con mercati sempre più competitivi e portare il valore delle produzioni italiane di olio extra vergine oltre i confini nazionali. Si è chiusa con una riflessione sulle sfide dei mercati internazionali la 10^ edizione di Oleocentrica – La Settimana dell’Olio, andata in scena a Vieste dal 23 al 27 agosto. Il talk finale della manifestazione è stato dedicato al futuro del comparto olivicolo-oleario, con il confronto tra rappresentanti istituzionali, esperti, produttori e protagonisti della filiera.

Gisella Naturale, senatrice e presidente dell’Intergruppo parlamentare per lo sviluppo e la valorizzazione del settore olivicolo-oleario, ha contribuito al confronto sul ruolo strategico del comparto, mentre Federico Sisti, segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, ha portato l’esperienza dell’Ercole Olivario, presente a Vieste come ulteriore strumento di promozione e valorizzazione.

Su questo punto si è concentrato l’intervento di Mariella Cerullo, responsabile marketing e pubbliche relazioni di Oleificio Zucchi e vicepresidente di Federolio, che ha posto l’accento sulla necessità di superare una comunicazione fondata esclusivamente sull’origine del prodotto. Oggi, ha sottolineato, non basta raccontare da dove proviene un olio: occorre costruire valore e rendere l’extra vergine di qualità riconoscibile ai consumatori di tutto il mondo. Una sfida che coinvolge l’intera filiera e che richiede di ripensare strategie, strumenti e modalità di comunicazione, completando la transizione da commodity a prodotto di valore, capace di raccontare ai mercati globali ciò che lo rende unico e distintivo: biodiversità, qualità, cultura di filiera, sostenibilità e innovazione.

Anche Nicola Ruggiero, presidente di Oliveti d’Italia, ha invitato i produttori a utilizzare pienamente gli strumenti di comunicazione oggi disponibili, rafforzando al tempo stesso il rapporto con i territori e aprendosi a nuove opportunità oltre i confini nazionali.

Non è mancata la testimonianza di chi l’internazionalizzazione l’ha costruita direttamente sul campo. È il caso di Antonio Mitrione, produttore di olio extra vergine di oliva e olive da tavola, che a soli 28 anni, dopo una laurea magistrale in Food Marketing e un tirocinio in Spagna, è rientrato in Italia, sul Gargano, a Carpino. Un ritorno che non ha significato rinunciare a una prospettiva internazionale: oggi circa il 50% del fatturato della sua azienda, Oilivis, deriva dall’export verso 15 Paesi, non soltanto europei, ma anche verso mercati come Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone.

Un’esperienza concreta che dimostra come territorio e internazionalizzazione non siano dimensioni contrapposte, ma possano rafforzarsi reciprocamente quando alla qualità del prodotto si affiancano competenze, visione e capacità di comunicazione.

Proprio sul Giappone si è poi incentrato un ulteriore appuntamento che ha visto protagonista Yuko Okuma, buyer, giornalista, editrice e scrittrice, da anni impegnata nello studio, nella promozione e nella diffusione dell’olio italiano in Giappone.

Un incontro che ha fatto da ponte tra il Gargano e un mercato lontano, offrendo ai produttori strumenti concreti per comprenderne caratteristiche, opportunità e dinamiche. Il Giappone importa circa il 90% dell’olio extra vergine consumato e l’Italia è il secondo fornitore dopo la Spagna, con una quota di circa il 34%, contro il 53% spagnolo. Numeri che evidenziano il potenziale di un mercato nel quale l’interesse per il prodotto italiano è già forte, ma dove esistono ancora significativi margini di crescita.

Okuma ha illustrato quali caratteristiche debba avere un extra vergine per entrare nel mercato nipponico e come comunicare l’identità italiana a un pubblico con una cultura gastronomica profondamente diversa.

Dopo la crescita degli ultimi anni, tuttavia, il mercato giapponese sta attraversando una fase più complessa, determinata dall’aumento dei costi della materia prima, dal forte deprezzamento dello yen e dall’incremento dei costi di trasporto. Fattori che hanno contribuito a far crescere significativamente il prezzo dell’olio sugli scaffali. Proprio per questo, la sfida non può essere giocata esclusivamente sul prezzo. Occorre lavorare sul valore, puntando su identità, qualità, benefici per la salute, design e capacità di raccontare il territorio.

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Tags: in evidenza, Oleocentrica

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