Olivo, ecco perché è sconsigliato concimare ora

Con il caldo di questi giorni l’olivo riduce l’attività radicale e l’assorbimento dei nutrienti. L'intervento va programmato quando il suolo si raffredda e la pianta torna ad accumulare riserve
Tecnica
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di Fabio Rolfi e Enzo Gambin

La seconda metà di agosto si presenta con un quadro climatico ormai definito: temperature elevate, vento asciutto, suolo surriscaldato e una fisiologia dell’olivo che si adatta riducendo la crescita vegetativa, rallentando la fotosintesi e consumando parte delle riserve accumulate in primavera. L’apparato radicale, in presenza di suoli che superano i 28–30 °C, lavora a regime fortemente ridotto, la mineralizzazione naturale della sostanza organica rallenta, l’assorbimento dell’azoto diminuisce e la disponibilità reale di fosforo e potassio si riduce per limitazioni fisiche e biologiche della rizosfera.

La pianta, di conseguenza, attinge alle proprie riserve interne per sostenere la drupa e mantenere attivi i processi vitali di base. In questo contesto, una concimazione estiva al suolo è fortemente sconsigliata.

L’elevata temperatura del terreno riduce l’efficienza di assorbimento, le matrici organiche non mineralizzano correttamente e l’apparato radicale non è in grado di assimilare i nutrienti distribuiti. Intervenire ora significa ridurre drasticamente l’efficienza del fertilizzante e, nei casi peggiori, rischiare ustioni radicali o squilibri fisiologici.
La nutrizione non va anticipata, va programmata.

La nutrizione post-raccolta

Il periodo più idoneo per intervenire è la fase di post-raccolta, indicativamente in autunno, quando la temperatura del suolo scende nell’intervallo ottimale (sotto i 20 °C) e le piogge ripristinano la capacità idrica di campo.
In questa finestra stagionale l’apparato radicale dell’olivo vive il suo secondo picco annuale di massima attività; liberato dal carico nutrizionale delle drupe e sostenuta dal clima mite, l’olivo ripone i carboidrati verso il basso, stimolando l’emissione di nuovi peli radicali assorbenti.

La rizosfera, la zona esplorata dalle radici, riprende così la sua piena funzionalità chimica e biologica, entrando nella fase cruciale di accumulo delle riserve organiche e minerali. È proprio in autunno che l’olivo immagazzina carbonio, azoto, fosforo e potassio nei tessuti di riserva (legno e radici) per sostenere la differenziazione delle gemme a fiore e preparare la germogliazione della primavera successiva.

Le tipologie di concimi più coerenti per questa fase sono gli organo-minerali NPK equilibrati, formulazioni che uniscono una matrice organica di qualità, derivata da farine proteiche, pollina essiccata o letami umificati ricchi di carbonio organico, acidi umici e fulvici, esempio Quality Vit Energy.

Questa componente migliora la struttura del terreno, aumenta la capacità di trattenere i nutrienti evitandone il dilavamento, protegge il fosforo, impedendo che si leghi ai minerali del suolo diventando inassimilabile per l’olivo, stimola la flora microbica utile, fondamentale per facilitare l’assorbimento radicale.

Una frazione minerale a titolo garantito, che fornisce fosforo per lo sviluppo delle radici e la futura fioritura, oltre al potassio per la regolazione stomatica e la resistenza ai freddi invernali.

Per gli impianti adulti o per terreni che hanno subito uno stress idro-termico prolungato, l’impiego di formulati organo-minerali ad alto tenore di sostanza organica, ad esempio titoli a più alto contenuto potassico, come 7-5-14, risulta particolarmente indicato.

Sul mercato si trovano di diverse linee tecniche, come Quality Vit Energy, Olivo Energy o prodotti equivalenti di altre aziende, purché caratterizzate da matrice organica umificata, che rispondono a questa esigenza.

Gestione nei giovani impianti

Negli impianti giovani o in olivi che necessitano di recuperare vigoria, si può optare per formulati organo-minerali con un rapporto NPK più sbilanciato sull’azoto, con maggiore tenore azotato, purché questo sia legato alla matrice organica a lento rilascio, ad esempio un 18-8-10 come in Olivo Energy. Ciò garantisce una nutrizione graduale, evitando fiammate vegetative tardive che renderebbero i tessuti sensibili ai primi freddi invernali.
Un elemento fondamentale da associare alla concimazione autunnale è il boro, somministrato al suolo o per via fogliare prima del riposo vegetativo, favorisce la fertilità del polline, la futura allegagione e la funzionalità dei tessuti meristematici.

In oliveti condotti in agricoltura biologica o in terreni a pH tendenzialmente calcareo/alcalino, è da preferire l’uso di concimi organici azotati arricchiti con ferro e magnesio, preferibilmente da solfati, come Quality Vit Fe.
L’apporto di zolfo e ferro contribuisce a creare micro-ambienti sub-acidi a livello della rizosfera, aumentando la solubilità e la disponibilità dei microelementi e sostenendo la fotosintesi residua e il rinverdimento della chioma dopo la raccolta.

Dosaggi

I dosaggi orientativi al suolo si collocano generalmente tra i 300 e i 600 kg/ha (o circa 2–5 kg/pianta negli oliveti tradizionali), da calibrare sempre in base alla carica produttiva asportata, alla vigoria della chioma, all’analisi del terreno e all’età dell’impianto.

La nutrizione dell’olivo, in annate caratterizzate da estati estreme, non è un intervento da improvvisare.
Il caldo di agosto riduce la capacità della pianta di assimilare e sintetizzare: sarà l’autunno, con una concimazione organo-minerale equilibrata, razionale e mirata, a ricostruire le riserve biologiche e a porre le basi per una fioritura stabile e una produzione regolare nella stagione successiva.

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Tags: concimazione, in evidenza, oliveto, olivo

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