Pennulara, la riscoperta di una preziosa varietà olivicola

La cultivar che affonda le radici nella storia di un territorio, oggi è al centro di un rinnovato interesse scientifico e produttivo. Con ambiziose prospettive
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Nel cuore della Calabria ionica, tra paesaggi aspri e carichi di storia, l’olivicoltura rappresenta molto più di un comparto agricolo: è identità, cultura e presidio territoriale. Tra le cultivar autoctone più emblematiche emerge la Pennulara, varietà rara e preziosa che affonda le sue radici in epoche antiche, testimoniata anche dalla presenza millenaria dell’olivo nei siti archeologici del territorio. Non è un caso che aree come il complesso architettonico del Vurdoj, nel crotonese, raccontino una storia in cui agricoltura, spiritualità e organizzazione rurale si intrecciano in modo indissolubile.

Olive di varietà Pennulara

Il cuore della coltivazione della Pennulara si colloca storicamente nei territori di Caccuri (KR) e Cerenzia (KR), da cui si estende lungo un areale più ampio che abbraccia San Giovanni in Fiore, Castelsilano e Savelli. In questo contesto territoriale si inserisce la località Misudera, a Castelsilano, strettamente legata all’esperienza dell’Azienda Agricola Alfonsina Cosentino. Qui, in condizioni pedoclimatiche particolarmente complesse ma straordinariamente vocate, la Pennulara trova uno degli ambienti più rappresentativi per esprimere le proprie peculiarità. Le altitudini, le escursioni termiche e la natura dei suoli contribuiscono a definire un olio dal profilo organolettico distintivo, mentre la fragilità idrogeologica del territorio rende ancora più significativo il ruolo dell’olivicoltura come presidio attivo del paesaggio.

Oggi, la Pennulara è al centro di un rinnovato interesse scientifico e produttivo grazie a un’azione sinergica che coinvolge aziende agricole, ricerca accademica e istituzioni locali. Un lavoro corale che punta alla tutela del germoplasma olivicolo calabrese e alla valorizzazione di una biodiversità unica, spesso minacciata dall’abbandono e dai cambiamenti climatici.

Thomas Vatrano

Tra i protagonisti di questo percorso si distingue Thomas Vatrano, dottore agronomo e PhD, ma anche prezioso collaboratore di OlivoNews,  da anni impegnato nella salvaguardia del patrimonio olivicolo regionale. È lui stesso a sottolineare con forza come “il patrimonio olivicolo è parte del nostro DNA: bisogna tutelarlo, perché è da qui che può nascere anche un concreto vantaggio economico per territori come quello della Pennulara”. Una visione che unisce identità e prospettive di sviluppo. Il suo impegno si estende anche al progetto Omibreed del CNR di Perugia, dove la Pennulara viene studiata come risorsa genetica di grande interesse per il futuro dell’olivicoltura.

Fondamentale è anche il ruolo delle istituzioni locali. Il GAL Kroton, presieduto da Natale Carvello, continua a rappresentare un punto di riferimento concreto per il territorio. “Crediamo fortemente nelle aziende agricole locali e nel loro ruolo strategico per lo sviluppo delle aree interne – sottolinea Carvello – ed è per questo che, attraverso i nostri bandi, sosteniamo iniziative imprenditoriali capaci di valorizzare le risorse identitarie come la Pennulara. Investire in queste realtà significa non solo rafforzare il tessuto economico, ma anche contrastare lo spopolamento e promuovere un modello di sviluppo sostenibile e radicato nel territorio”. Un impegno che negli anni ha reso il GAL Kroton un precursore nella tutela e promozione di questa cultivar.

Sul piano operativo, un tassello cruciale è rappresentato dalle attività di propagazione e sperimentazione condotte presso il Vivaio San Paolo. Qui si svolge la prova sperimentale e il lavoro di moltiplicazione della Pennulara, passaggio fondamentale per garantirne la diffusione e la conservazione, assicurando materiale vivaistico di qualità per il futuro della cultivar.

Ma la tutela della Pennulara è anche, e soprattutto, una storia di persone. Emblematica è l’esperienza dell’Azienda Agricola Alfonsina Cosentino, rappresentata dalla prof.ssa Valeria De Marco. A Castelsilano, e in particolare nella località Misudera, De Marco incarna la resilienza delle donne calabresi, dedicando la propria vita alla coltivazione della Pennulara in un contesto segnato da versanti franosi e condizioni ambientali difficili. Il suo lavoro rappresenta un esempio concreto di come l’agricoltura possa essere non solo produzione, ma anche tutela del territorio e salvaguardia della biodiversità.

Accanto a questa realtà, si sta sviluppando un tessuto produttivo sempre più attento alla qualità. Marchi come Jannìa, F.lli Loria, Az. Agr. Grancia del Vurdoj e, insieme all’Azienda Agricola Alfonsina Cosentino, si distinguono ogni anno per l’impegno nel far conoscere la Pennulara anche oltre i confini nazionali, partecipando a prestigiosi contest internazionali dedicati all’olio extravergine di oliva come la London Olive Oil Competition, il LODO GUIDE, Slow Food, il Leone d’Oro International, Biol e l’EVO IOOC Italy. In questi contesti, la Pennulara riesce a esprimere tutta la sua identità, affermandosi come prodotto di eccellenza e ambasciatrice del territorio calabrese.

In questo intreccio di ricerca, istituzioni e impegno individuale, la Pennulara torna ad essere protagonista. Non più reliquia del passato, ma risorsa strategica per un futuro sostenibile dell’olivicoltura calabrese. Un futuro che passa dalla conoscenza, dalla collaborazione e dalla capacità di riconoscere nel patrimonio genetico locale un valore inestimabile. La Calabria, ancora una volta, dimostra che innovazione e tradizione possono camminare insieme, profondamente radicate nella stessa terra.

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Tags: Calabria, in evidenza, Pennulara

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