Xylella, dopo 10 anni giustizia per Boscia. Emiliano e negazionisti chiedano scusa

Il Tribunale di Bari smonta la tesi del complotto - su cui incautamente si era espresso anche l'ex governatore della Puglia - e riconosce la piena correttezza dell'ex dirigente del Cnr
Attualità
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Era rimasto l’ultimo inquisito di una inchiesta che non avrebbe neanche dovuto prendere il via. Una inchiesta salutata da complottisti e negazionisti della Xylella come la madre di tutte le battaglie e allora definita incautamente dall’ex governatore della Puglia, Michele Emliano, con un termine che, purtroppo per lui, resterà scolpito nelle pagine di storia: “Una liberazione”.

Donato Boscia

Dopo oltre dieci anni Donato Boscia si vede restituire dall’autorità giudiziaria la sua integrità morale e professionale con la definitiva archiviazione del reato previsto dall’art.40 comma 2 del codice penale, ovvero “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. E con lui viene restituita dignità all’Istituto del Cnr di cui è stato a lungo responsabile fino al raggiungimento della pensione.

In particolare il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, con l’ordinanza di archiviazione, ha evidenziato che “dal complesso e nutrito materiale istruttorio acquisito è possibile affermare, in primo luogo, che il Boscia ha agito in coerenza con la disciplina vigente, sulla scorta delle conoscenze scientifiche all’epoca disponibili, dovendosi escludere l’elemento oggettivo e soggettivo della fattispecie contestata”.

Ha altresì aggiunto che “la tesi accusatoria deputata ad individuare profili di responsabilità nei confronti degli organi scientifici coinvolti nelle analisi dei campioni, e che avrebbero confermato strumentalmente la “positività del batterio alla bisogna”, non risulta suffragata da alcun atto d’indagine, restando soltanto una suggestione investigativa – priva di riscontro probatorio – l’esistenza di “…un progetto che sfruttando una fitopatologia, inizialmente nascosta dagli organi preposti all’opinione pubblica, è stata successivamente usata per motivi economici anche di carattere internazionale, grazie all’appoggio di certa ricerca scientifica…i ricercatori del CNR hanno sfruttato le loro conoscenze scientifiche, gestendo datazione e classificazione del batterio da quarantena XF (Xilella Fastidiosa) al fine di convogliare pubblici finanziamenti verso i propri istituti di ricerca…si garantivano in questo modo i substrati tecnici al decisore politico, mirata essenzialmente all’eliminazione di gran parte della coltura tradizionale dell’olivo in Salento, al vasto impiego di insetticidi ed al finanziamento della cosiddetta rigenerazione agricola del territorio pugliese…”.

Insomma, altro che complotto! Come tutta la comunità scientifica già sapeva da tempo e con essa tutte le persone di buon senso, anche il giudice ha riconosciuto che Donato Boscia è stato e resta un professionista estremamente scrupoloso e competente, capace di affrontare una tragedia, come quella della Xylella, basandosi su dati certi e inoppugnabili.

Ed oggi Donato Boscia ha pieno titolo per definire questa ordinanza con lo stesso termine usato da Emiliano, ma con un afflato ben più motivato e profondo: “Una liberazione”, perché, ha aggiunto, “il pronunciamento ha respinto con l’evidenza dei fatti e delle norme le congetture e le “suggestioni investigative” tese a mettere in discussione, con un ostentato atteggiamento negazionista e complottista, l’operato del sottoscritto e della stragrande maggioranza della comunità scientifica, delle autorità fitosanitarie e delle Istituzioni comunitarie, nazionali e regionali, con il fine ultimo di ostacolare o bloccare l’applicazione delle misure di contenimento disposte dalle autorità fitosanitarie”.

Se poi Emiliano, al pari della schiera di complottisti e negazionisti, avesse il coraggio di chiedere scusa, magari anche questo resterà scritto nei libri di storia.

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Tags: Boscia, Emiliano, in evidenza, Xylella

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