Biodiversità olivicola, oli monovarietali e terroir: una peculiarità tutta italiana

Per produrre stabilmente reddito in olivicoltura, ribadita l’importanza di un progetto che parta dal recupero e dalla caratterizzazione della biodiversità olivicola, per esprimere la massima compatibilità ambientale
Tecnica
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Il valore della biodiversità olivicola e del legame indissolubile genotipo-territorio è stato al centro dell’intervento del capo panel e “madrina” della Rassegna Oli Monovarietali Barbara Alfei , al convegno tenutosi presso l’Oleificio Torchia di Tiriolo (Cz).

È stata l’occasione per riaffermare che la distribuzione varietale nei vari ambienti olivicoli italiani non è casuale, ma frutto di scelte, seppur empiriche, effettuate nel corso dei secoli dagli olivicoltori che hanno selezionato le varietà più tolleranti alle avversità climatiche e parassitarie più frequenti.

Barbara Alfei

“Nei territori di origine e maggiore diffusione – ha spiegato la Alfei – i genotipi consentono di esprimere al massimo i caratteri identitari, che possono essere esaltati attraverso la produzione di oli monovarietali, ottenuti da olive 100% della stessa varietà”.

Per produrre stabilmente reddito in olivicoltura, la professionista ha ribadito l’importanza di un progetto che parta dal recupero e dalla caratterizzazione della biodiversità olivicola, per esprimere la massima compatibilità ambientale, soprattutto in epoca di cambiamenti climatici.

“È fondamentale – ha chiarito – recuperare gli oliveti storici e tradizionali, ma anche effettuare nuovi impianti razionali, garantendo il rispetto dell’olivo, del produttore e dell’ambiente, attraverso adeguate distanze di piantagione, la potatura a vaso policonico semplificato, la gestione sostenibile del terreno e dell’oliveto, mirata a salvaguardare un patrimonio da poter affidare alle generazioni future, che saranno così stimolate a rimanere nel territorio.

Piante di Carolea in Calabria

La valorizzazione del prodotto passa attraverso la qualità oggettiva (merceologica, salutistica e sensoriale) dalla quale non si può prescindere, per puntare ad una identità chiara e ripetibile, data dal binomio varietà-ambiente di coltivazione, fino ad arrivare al concetto di Terroir. Il tutto mirato ad una sostenibilità ambientale, economica e sociale”.

La presenza in Calabria ha consentito di sottolineare come la Carolea – varietà olivicola prevalente in regione – in questo territorio, ha tutte le carte in regola per giocare questa partita. E a tal proposito ha mostrato il profilo sensoriale di tale varietà presente presente nella banca dati www.olimonovarietali.it legati alla Rassegna Nazionale degli oli monovarietali, organizzata da Amap.

“Questa banca dati – ha concluso la Alfei – rappresenta un osservatorio privilegiato per conoscere le peculiarità sensoriali delle varietà autoctone, ma anche gli aspetti salutistici e nutrizionali (acidi grassi e polifenoli); consente inoltre di valutare, attraverso adeguate elaborazioni statistiche, l’effetto di genotipo, ambiente e stagione sulle caratteristiche sensoriali e compositive degli oli, mettendo in luce le criticità legate ai cambiamenti climatici (ad esempio riduzione del contenuto in acido oleico)”.

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Tags: biodiversità olivicola, in evidenza, monovarietali, olivicoltura

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