Negli ultimi anni, l’aumento delle temperature medie, la frequenza delle ondate di calore e la riduzione delle precipitazioni primaverili hanno esposto gli oliveti a condizioni di stress idrico cronico, con ripercussioni su allegagione, accrescimento e resa in olio.
In questo contesto si inserisce Oliveto-Smart, un progetto finalizzato all’introduzione di sistemi di monitoraggio avanzato e protocolli irrigui basati su dati reali, con l’obiettivo di incrementare la resilienza fisiologica della pianta e l’efficienza d’uso dell’acqua.
Basi fisiologiche dell’intervento
L’olivo è una specie xerofila – vale a dire che si è adattato a sopravvivere in ambienti caratterizzati da una siccità prolungata – ma presenta soglie fisiologiche oltre le quali la funzionalità fogliare si riduce drasticamente.
In condizioni di temperatura fogliare superiore a 32–34 °C e con potenziale idrico fogliare inferiore a –2,0/–2,5 MPa, la pianta attiva la chiusura stomatica per limitare la traspirazione (MPa è l’unità di misura dell’energia libera dell’acqua e indica, in parole povere, quanto “fortemente” la pianta trattiene l’acqua o quanto è “assetata”, se è inferiore a –2,0 / –2,5 MPa significa che la pianta si trova in una condizione di stress idrico severo).
Tale risposta comporta una riduzione immediata della fotosintesi netta; la diminuzione della produzione di carboidrati destinati a frutto e radici; l’incremento dei processi ossidativi e della cascola; la compromissione dell’allegagione e dell’accrescimento della drupa.
Il progetto interviene proprio in queste fasi critiche, fornendo strumenti per anticipare lo stress e modulare l’irrigazione in modo mirato.
Monitoraggio digitale e gestione irrigua
Oliveto-smart promuove il passaggio da una gestione irrigua “a calendario” a una gestione data-driven, fondata su sensori e modelli previsionali. L’adozione di sensori del suolo permettono di monitorare la dinamica dell’acqua nel profilo; sensori fogliari o dendrometrici per rilevare variazioni di diametro correlate allo stress idrico; stazioni microclimatiche per registrare temperatura, VPD e radiazione; dashboard digitali per integrare i dati e supportare le decisioni irrigue.
L’obiettivo è individuare tempestivamente il superamento delle soglie di stress e attivare interventi irrigui preventivi, evitando sia deficit prolungati sia sprechi idrici.
Applicazione del Deficit idrico controllato (DIC)
Una delle innovazioni chiave del progetto è l’applicazione del Deficit idrico controllato, una tecnica che non mira alla saturazione del suolo, ma alla gestione mirata di un deficit moderato in specifiche fasi fenologiche.
Le finestre critiche monitorate sono:
• fioritura e allegagione: fasi di massima sensibilità dove l’acqua non deve mancare;
• indurimento del nocciolo: fase di stasi in cui la pianta è più tollerante;
• inolizione: periodo di accumulo dell’olio; un deficit controllato in questa fase può incrementare la sintesi di polifenoli, migliorando il profilo organolettico e la conservabilità dell’olio.
Trasferimento tecnologico e validazione in campo
Il valore aggiunto di Oliveto-Smart è il modello di collaborazione tra l’Università di Padova, associazioni di produttori (AIPO e CODIVE) e aziende agricole. Questa rete permette la validazione operativa delle soluzioni e un trasferimento tecnologico immediato attuato dall’Edizione Informatore Agrario, che cura la divulgazione e la formazione.
Conclusioni
In un contesto climatico sempre più instabile, l’olivicoltura necessita di strumenti che permettano di anticipare lo stress e ottimizzare l’uso delle risorse.
Oliveto-Smart dimostra che l’integrazione tra monitoraggio digitale, gestione irrigua di precisione e tecniche agronomiche complementari può aumentare la resilienza fisiologica dell’olivo, migliorare la qualità dell’olio e rendere sostenibile la coltivazione nelle aree più collinari.


















