A fine febbraio l’oliveto riprende gradualmente la propria attività fisiologica, è in questo momento che diventa fondamentale un’osservazione delle piante. Alle temperature miti dell’inverno sono seguiti improvvisi abbassamenti termici, che possono aver danneggiato le punte dei rametti dell’anno, quelli destinati a portare le olive, e le lamine fogliari, con conseguente riduzione dell’efficienza fotosintetica.
Un olivo che presenta foglie meno lucide e più sottili del normale, insieme a rametti disseccati o disidratati, sta manifestando segnali di affaticamento. Se l’inverno è stato caratterizzato da umidità persistente e temperature comprese tra 8 e 14°C, aumenta anche il rischio d’infezioni fungine.
Le forti oscillazioni termiche possono provocare microfessurazioni della corteccia, che diventano punti d’ingresso ideali per Pseudomonas savastanoi, agente della rogna dell’olivo. Parallelamente, il clima mite favorisce l’attività delle larve di Zeuzera pyrina, il rodilegno giallo, che continuano a scavare gallerie nel legno anche nei mesi freddi.
Un controllo accurato deve riguardare anche le gemme, che devono apparire turgide e rigonfie; ma se all’interno si intravedono tessuti bruni o leggermente secchi, siamo di fronte a necrosi che ridurranno la mignolatura primaverile.
Per valutare la vitalità della pianta è, inoltre, utile incidere la corteccia dei rami di due o tre anni.
In un olivo sano il tessuto sottostante appare chiaro e brillante, segno di un cambio attivo e di una buona idratazione.
La presenza di colorazioni bruno-rossastre può invece indicare fenomeni di embolia xilematica, vale a dire che all’interno dei vasi si formano bolle d’aria, che interrompono la continuità della colonna d’acqua, riducendo o bloccando il flusso idrico.
In queste condizioni i tessuti circostanti si disidratano e si ossidano; la pianta attiva processi di difesa (fenoli, tannini), ma il cambio rallenta o si arresta. Il risultato visivo è un tessuto brunito, rossiccio, con aspetto “secco” o “stanco”.
In presenza di embolia è consigliabile adottare una potatura conservativa, vanno evitati tagli drastici che aumenterebbero la tensione idrica e vanno preservati i rami meglio idratati, così da favorire la ripresa del sistema conduttore.
L’embolia indica, infatti, che l’albero sta già lavorando al limite della propria capacità idraulica; ridurre ulteriormente la chioma può aggravare la situazione.
In caso di debilitazione, oltre ai fertilizzanti azotati, è opportuno sostenere le piante con biostimolanti a base di amminoacidi o alghe brune, che aiutano le cellule delle gemme a mantenere un equilibrio stabile tra acqua assorbita, trattenuta e persa, migliorando la resistenza anche a eventuali gelate tardive.
Il controllo degli insetti svernanti richiede attenzione: nelle cocciniglie, ad esempio, rimuovendo lo scudetto e osservando con una lente è possibile verificare se la popolazione è attiva o già colpita da parassitoidi naturali.
Alla ripresa vegetativa gli interventi fitosanitari mirano a disinfettare eventuali ferite o microferite causate da vento e gelo. In questo il rame rimane fondamentale, oltre all’azione diretta sui patogeni fungini, favorisce l’ispessimento della cuticola fogliare.
I prodotti rameici, sia nella forma di idrossido sia in quella di ossicloruro, possono essere miscelati con distillato di legno, che abbassa il pH della soluzione, migliorando la biodisponibilità degli ioni rameici e permettendo di ridurre i dosaggi di metallo per ettaro, senza comprometterne l’efficacia.
Il distillato di legno stimola, pure, la fotosintesi clorofilliana, diventando un valido alleato dell’olivo nella delicata fase di ripresa vegetativa. Nella programmazione dei trattamenti non va trascurata la capacità di bagnatura; l’aggiunta di adesivanti migliora la distribuzione del prodotto anche nelle zone interne della chioma, dove l’umidità tende a ristagnare.
Nota tecnica sull’uso del distillato di legno
Azione: il distillato di legno ha un pH molto acido (3,5–4,5) e, aggiunto al rame, agisce come vettore migliorando la penetrazione del trattamento.
Dosaggio: 0,2–0,3% (200–300 ml per 100 L d’acqua).
Avvertenza: verificare la compatibilità con prodotti molto alcalini; con ossicloruro e solfato tribasico la miscela è generalmente stabile e ne potenzia l’effetto fungistatico.
Tabella comparativa delle formulazioni rameiche in olivicoltura.
| Formulazione | Velocità d’Azione | Persistenza | Adesività | Caratteristiche e Utilizzo Consigliato |
| Idrossido di Rame Bugiardo |
Molto Alta | Bassa | Media | Libera immediatamente una grande quantità di ioni rameici. Ideale per interventi d’urto in caso di alta positività al test della soda. Più sensibile ai lavaggi causati da piogge intense. |
| Ossicloruro di Rame (e Calcio) |
Media | Alta | Buona | Rappresenta lo standard per i trattamenti invernali. Meno aggressivo dell’idrossido, garantisce una protezione costa per prevenire la Rogna dopo potature o gelate. |
| Solfato Tribasico (TBCS) | Media-Alta | Ottima | Eccellente | Formulazione moderna con particelle finissime. Ha un pH neutro che lo rende molto selettivo e miscibile con altri prodotti (come i biostimolanti). Penetra bene negli anfratti della corteccia. |
| Poltiglia Bordolese (Solfato + Calce) | Lenta | Massima | Massima | La combinazione con la calce conferisce una resistenza al lavaggio ineguagliabile. L’alcalinità del preparato aiuta a contrastare i licheni, ma può risultare più “pesante” sui giovani germogli in fase di schiusura. |
Direttore Aipo
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli



















