La difesa dell’oliveto nel 2026 si evolve verso una gestione di precisione, dove la conoscenza biologica dei patogeni guida l’uso consapevole delle molecole chimiche.
Le malattie fungine rappresentano una minaccia costante per la produttività e la qualità dell’olio: patogeni come la Spilocaea oleagina (occhio di pavone), il Colletotrichum gloeosporioides (lebbra) e il Pseudocercospora cladosporioides (cercosporiosi o piombatura) sono specialisti nell’attaccare l’olivo, innescando defogliazioni precoci che debilitano l’intera struttura della pianta.

Il quadro patologico del 2026 include anche criticità meno visibili ma altrettanto letali, come i marciumi radicali da Phytophthora spp., più presenti in suoli mal drenati e per i quali non esistono fungicidi specifici autorizzati ma solo azioni di gestione agronomica per evitare ristagni o umidità eccessiva nei terreni. Poi le malattie del legno causate da Botryosphaeriaceae, che si manifestano con cancri rameali e disseccamenti, specialmente in esemplari già stressati da fattori ambientali.
A queste si aggiungono la carie o lupa, sostenuta da funghi lignicoli come Fomes spp. e Stereum spp., che richiedono un’attenzione chirurgica: la rimozione delle parti infette e la disinfezione immediata con prodotti rameici o mastici fungicidi autorizzati sono passi obbligati per salvare la struttura della pianta.

Anche la rogna dell’olivo, causata dal batterio Pseudomonas savastanoi, richiede una strategia che privilegi la prevenzione agronomica, limitando i grossi tagli di potatura e intervenendo chimicamente con rameici o Bacillus subtilis solo dopo eventi traumatici come gelate o grandinate.
Sul piano dei principi attivi, la normativa 2026 impone restrizioni precise per garantire la sostenibilità ambientale.
I prodotti rameici (idrossido, ossicloruro, ossido e solfati) restano il pilastro della difesa preventiva, ma con il vincolo insuperabile di 28 kg/ha di rame metallo in 7 anni, che si traduce in una media di circa 4 kg/ha per anno.
Accanto al rame, lo zolfo mantiene un ruolo importante come fungicida tradizionale, con un contributo indiretto alla sanità della chioma; va applicato con attenzione, evitando le giornate troppo calde per prevenire fenomeni di fitotossicità.
La dodina resta un riferimento affidabile nei momenti di forte pressione delle malattie, ma il suo impiego è limitato a un massimo di due interventi all’anno.
Troviamo poi i triazoli, noti come IBE, che impediscono la crescita delle membrane fungine, e le strobilurine, o QoI, che agiscono sulla respirazione del patogeno, che coadiuvano nella difesa anche se, nella pratica, sono limitatamente usati sull’olivo. Per evitare che i funghi imparino a difendersi e avere fenomeni di resistenza, è necessario alternare queste sostanze o usarle in miscela.
Per i triazoli, come il tebuconazolo, utilizzabile al massimo 1 volta all’anno, e il difenoconazolo, massimo 2 volte, il limite totale per l’intera famiglia è di 3 interventi annui. Le strobilurine, come Pyraclostrobin, Azoxystrobin, Trifloxystrobin, non devono superare i 2 interventi a stagione.
In questo contesto, il fosfonato di potassio si distingue per la sua spiccata sistemicità, distribuendosi nel sistema vascolare e agendo come induttore di resistenza naturale.
La vera frontiera biologica del 2026 è rappresentata dal Bacillus subtilis ceppo QST 713, un microrganismo capace di contrastare funghi e batteri epifitici senza i vincoli numerici tipici dei prodotti di sintesi, rendendolo l’alleato ideale per i trattamenti di supporto contro Occhio di pavone e Rogna.
Altrettanto validi sono i fungicidi non di sintesi, come il bicarbonato di potassio, che altera il pH delle superfici fogliari rendendole inospitali per i patogeni, e il Sapone molle di potassio, utile anche nella gestione indiretta della Fumaggine tramite il controllo degli insetti produttori di melata.
Il successo della difesa integrata nel 2026 dipende infine dalla tempistica, per l’occhio di pavone è fondamentale il trattamento pre-risveglio, seguito da una diagnosi precoce in luglio-agosto. Se l’esito è positivo, si attende la comparsa delle macchie a settembre per un terzo intervento mirato.
Per la lebbra, invece, in oliveti con storico di infezioni medio-alte, è indispensabile un intervento pre-fioritura per neutralizzare i conidi svernanti sulle olive residue.
Solo attraverso questa combinazione sinergica di interventi agronomici, monitoraggio puntuale e uso razionale della chimica, l’olivicoltore può garantire la protezione totale del suo patrimonio produttivo.
Tabella riepilogativa difesa olivo 2026
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Categoria |
Sostanza Attiva |
Dose Orientativa* |
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Rameici |
Rame idrossido, ossicloruro, ossido, solfati |
Variabile (es. 200-500 g/hl) Limite 28 kg/ha in 7 anni (media 4 kg/ha/anno). |
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Guanidine |
Dodina |
100-150 g/hl o 1-1,5 kg/ha |
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IBE (Classe I) |
Difenoconazolo |
Max 2 interventi |
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Tebuconazolo |
Max 1 intervent0. |
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Strobilurine (QoI) |
Pyraclostrobin, Azoxystrobin, Trifloxystrobin |
60-100 g/hl o 0,25-1 kg/ha |
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Fosfonati |
Fosfonato di potassio |
300-500 ml/hl |
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Microrganismi |
Bacillus subtilis (ceppo QST 713) |
4-8 L/ha Sostanza non soggetta |
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Inorganici |
Zolfo |
200-400 g/hl o 2-4 kg/ha Sostanza non soggetta |
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Fungicidi naturali |
Bicarbonato di potassio o di sodio |
500-1000 g/hl Utilizzati per il controllo |
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Sapone molle di potassio/Olio di neem |
300-500 ml/hl Azione di supporto e gestione
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Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli

















