In questa fase di allungamento delle mignole, l’olivo richiede precisione biochimica. Il boro è fondamentale per dare stabilità alle pareti cellulari dei fiori in formazione e per garantire la futura vitalità del polline.
Consiglio tecnico: effettuare un intervento fogliare circa 10-15 giorni prima della fioritura. Si suggerisce l’impiego di boro complessato con etanolammina, esempio ORO-B, che garantisce un assorbimento rapido e sicuro attraverso la cuticola fogliare.
Boro 2.0: il regista fisiologico della fioritura dell’olivo

Nella fase di fine aprile, l’olivo completa lo sviluppo delle mignole e si avvicina alla fioritura, uno dei momenti più delicati del ciclo produttivo. I macroelementi, azoto, fosforo e potassio, sostengono la crescita e il metabolismo, mentre i microelementi regolano i processi che determinano la qualità della fioritura; tra questi, il boro ha un ruolo fondamentale.
Dal punto di vista fisiologico, il boro contribuisce alla stabilità e al corretto funzionamento delle pareti cellulari, rendendole più “resistenti” ed elastiche; aiuta la divisione cellulare e alcuni meccanismi di trasporto e comunicazione interna. Durante la formazione dei fiori, queste funzioni sono fondamentali per uno sviluppo equilibrato delle mignole e per la corretta formazione degli organi fiorali.
Il boro, inoltre, favorisce la germinazione del polline e la crescita del tubetto pollinico, migliorando la fecondazione. In caso di carenza si osservano pollini meno vitali, difficoltà nello sviluppo del tubetto e un aumento dei fiori sterili. Il risultato è una fioritura magari abbondante, ma poco efficace dal punto di vista produttivo, con effetti negativi sull’allegagione.
Va ricordato che la presenza di boro nel terreno non significa automaticamente che la pianta riesca ad assorbirlo. Ad esempio, suoli calcarei o con pH elevato, o condizioni di siccità, di scarsa attività radicale o fenomeni di lisciviazione possono limitarne la disponibilità. Per questo motivo, l’intervento per via fogliare in prefioritura rappresenta una strategia tecnica efficace per garantire la disponibilità del boro nei tessuti più attivi.
Come intervenire
La tempistica dell’applicazione è fondamentale, il boro deve essere presente esattamente dove e quando serve. Il trattamento va eseguito indicativamente 10–15 giorni prima della fioritura, utilizzando soluzioni con una concentrazione di boro compresa tra lo 0,1% e lo 0,2%. Un successivo intervento dopo la fioritura può essere utile per sostenere le prime fasi dell’allegagione, anche se il risultato finale dipende sempre dal clima e dallo stato fisiologico della pianta.
Nell’applicazione del boro, le formulazioni complessate con etanolammina, molecola che possiede sia un gruppo amminico sia un gruppo alcolico, risultano generalmente più efficaci.
In prodotti come, ad esempio, ORO-B (Cerea FCP), il boro non è presente come semplice sale minerale, ma è legato a questa molecola organica che funge da vero e proprio “trasportatore”. Le membrane fogliari, infatti, sono costituite da cere e lipidi, che ostacolano l’ingresso dei sali minerali, mentre permettono più facilmente il passaggio di molecole organiche.
In questo modo, l’etanolammina “maschera” il boro e ne facilita l’attraversamento della cuticola, accelerando il suo assorbimento e garantendo un’efficienza nettamente superiore rispetto ai formulati tradizionali.
Le dosi indicative sono di 1–1,5 L/ha negli oliveti tradizionali e fino a 2 L/ha nei sistemi più intensivi.
Errori da evitare
Tra gli errori più comuni c’è l’intervento troppo tardivo, trattare a ridosso della fioritura limita molto l’utilità del boro. È altrettanto fondamentale evitare eccessi di dose per scongiurare fenomeni di fitotossicità. Infine, una copertura non uniforme o volumi d’acqua insufficienti possono ridurre drasticamente l’assorbimento. Adattare l’intervento alle condizioni specifiche dell’oliveto resta, come sempre, la chiave per ottenere risultati concreti.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli


















