Il cotonello dell’olivo, Euphyllura olivina, è stato a lungo descritto come un ospite marginale dell’oliveto mediterraneo, un parassita che solo raramente richiede interventi diretti e che è contenuto in modo collaterale dai trattamenti rivolti a mosca, tignola o altri fitofagi.
Negli ultimi anni, però, soprattutto nelle primavere più miti e anticipate, questo equilibrio si sta incrinando, il cotonello rimane un fitofago secondario solo finché non trova le condizioni per diventare primario e, questo, accade quando attacca le mignole.
La biologia dell’insetto è nota: gli adulti e gli stadi giovanili si nutrono della linfa, le larve si proteggono sotto la tipica massa cerosa bianca e le punture delle prime generazioni deformano germogli e foglie.
Nella maggior parte delle annate il danno diretto è contenuto, mentre quello indiretto, la melata che imbratta i tessuti e favorisce fumaggini, resta più un disturbo estetico che un danno produttivo.

Tutto cambia, però, quando l’attività dell’insetto si concentra sulle infiorescenze: in quel momento la definizione di “fitofago secondario” perde significato, perché la sterilità fiorale e la cascola precoce diventano un rischio concreto, soprattutto negli oliveti giovani, nelle chiome più fitte o nelle cultivar caratterizzate da un’emissione vegetativa primaverile abbondante.
Il nodo critico è rappresentato dalle due settimane che precedono la distensione delle mignole. È in questa finestra che si decide se il cotonello resterà un ospite marginale o se potrà interferire con la fertilità fiorale.
È proprio qui che s’inserisce il ragionamento sull’opportunità o meno di intervenire con sostanze di contrasto.
In caso di forte infestazione si ha a disposizione il flupyradifurone, Sivanto Prime, ammesso in etichetta e nei disciplinari di produzione integrata contro questo parassita; un intervento mirato in prefioritura può rappresentare una tutela importante per le cultivar più predisposte.
Il trattamento con Sivanto Prime va, tuttavia, ponderato con attenzione: il prodotto è registrato anche per mosca dell’olivo, sputacchina, cocciniglia e cecidomia delle foglie e può essere applicato una sola volta all’anno a partire dalla prefioritura.
La chiave resta la tempistica: il cotonello va osservato e valutato prima dell’emissione delle mignole, quando le colonie s’insediano sui germogli e la massa cotonosa inizia a comparire. È in quel momento che si può decidere se intervenire con mezzi agronomici, come una potatura che arieggia la chioma e riduce l’umidità favorevole allo sviluppo dell’insetto, oppure con prodotti fitosanitari.
Dopo, quando la pianta entra in fioritura, ogni margine operativo si chiude.
In regime biologico una soluzione è l’olio di Neem, estratto da Azadirachta indica: interferisce con lo sviluppo dell’insetto e ne riduce la capacità d’insediamento, è utile, soprattutto, nelle infestazioni iniziali, quando le colonie sono ancora giovani e localizzate.
La presenza di antagonisti naturali, come Psyllaephagus euphyllurae, Anthocoris nemoralis, Chrysoperla carnea, non sempre è sufficiente a compensare primavere calde, germogli teneri e carichi fiorali abbondanti, così il cotonello può trasformarsi da comparsa a protagonista.
Certo non è un insetto da temere, ma un avversario da conoscere, monitorare e gestire con intelligenza fenologica.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli




















