La concimazione del gran caldo nasce dall’esigenza di ripensare completamente la nutrizione estiva dell’olivo alla luce del cambiamento climatico. Le temperature dell’aria a livello delle chiome dell’olivo, sempre più spesso, superano i 31- 32°C, mentre nella parte del terreno esplorata dalle radici si registrano valori generalmente compresi tra 23 e 30 °C.
Con questo intervallo termico l’apparato radicale rimane fisiologicamente attivo, ma rallenta. Recenti studi – Fernández (2020), Connor & Fereres (2021), Proietti (2019), Kavvadias (2021) e Ben-Gal (2020) – mostrano che l’olivo mantiene attività radicale anche nelle settimane più calde dell’anno, modificando però i meccanismi di assorbimento.
La nutrizione estiva deve rispondere, quindi, a tre esigenze fisiologiche: sostenere la fotosintesi, mantenere attiva la rizosfera e garantire la disponibilità di fosforo nelle fasi di indurimento del nocciolo e ingrossamento della drupa.
L’azoto, nelle condizioni estive, non può essere affidato né alla lenta mineralizzazione della sostanza organica presente nel terreno né all’urea tradizionale, che dipende dall’ureasi del suolo e diventa inefficiente nei terreni caldi e asciutti. Per questo, dopo la fioritura e l’allegagione, l’apporto di azoto si sposta quasi interamente sulla via fogliare, utilizzando forme organiche, amminoacidi, peptidi e idrolizzati proteici, che garantiscono disponibilità immediata senza subire le limitazioni enzimatiche del suolo estivo.
L’ureasi è un enzima presente nel suolo, prodotto da batteri, funghi e dalla sostanza organica, che ha il compito di trasformare l’urea in ammoniaca, passaggio indispensabile perché l’azoto dell’urea diventi assimilabile dall’olivo.
Questo processo, però, è estremamente sensibile alla temperatura e all’umidità, quando il suolo è caldo e asciutto, l’ureasi diventa instabile e si possono così avere perdite di fertilizzante per volatilizzazione o un improvviso rallentando per la mancanza di umidità. È per questo che, nei mesi estivi, l’urea al suolo non viene più impiegata e la nutrizione azotata si affida quasi esclusivamente ai formulati fogliari organici, più sicuri, più rapidi e indipendenti dalle dinamiche enzimatiche del suolo.
Il fosforo rappresenta l’elemento più critico dell’estate, retrograda nei suoli calcarei e diventa poco disponibile nei terreni asciutti. Gli studi della scuola greca guidata da Kavvadias mostrano che solo le forme acide o complessate mantengono mobilità in condizioni di caldo.
Per questo i polifosfati, i fosfati monoammonici ad alta solubilità e i fosfiti di potassio o ammonio diventano utili.
I fosfiti, grazie alla loro azione biostimolante e alla capacità di stimolare l’attività radicale, aiutano la pianta a mantenere una rizosfera funzionale anche con temperature elevate. Per via fogliare si impiegano a concentrazioni dello 0,2–0,4% ogni 15–20 giorni, sostenendo la pianta nelle fasi critiche dello stress caldo-secco.
Nei terreni calcarei è preferibile evitare i fosfati tradizionali e orientarsi verso polifosfati e fosfiti, più mobili e più stabili nelle condizioni estive.
Tra queste forme fosfatiche da usare in estate rientra il Fosfato Monoammonico (MAP), solubile e leggermente acidificante, capace di mantenere una buona mobilità anche nei suoli calcarei e con temperature elevate, se applicato, in forma solida, si raggiungono dosi di 8–20 kg/ha. In condizioni di asciutta completa si preferiscono fosfiti e biostimolanti fogliari, più rapidi e indipendenti dall’attività microbica del suolo.
Nella nutrizione fogliare potrebbe ad esempio trovare spazio il prodotto Leaf P-Ca della CTP Cerea, contenente fosforo e calcio, efficace nel sostenere sia l’attività delle radici e sia la maturazione dell’oliva.
A livello del terreno si potrebbero utilizzare prodotti facilmente assorbili, contenenti calcio e magnesio, ad esempio Calcito sempre della FCP Cerea, formulazione acidificata per migliorare l’immediata disponibilità dei nutrienti anche in condizioni di caldo e in presenza di suoli calcarei e sodici.
Accanto al fosforo e calcio sono importanti anche altri due microelementi il magnesio e lo zinco, fondamentali per la fotosintesi e la stabilità dei tessuti fogliari eventualmente in associazione con distillato di legno, che aumenta la rapidità di assorbimento e la traslocazione interna delle sostanze nutritive.
La concimazione del gran caldo non è, quindi, un intervento massivo, ma una sequenza di micro-azioni mirate: con azoto stabilizzato al suolo solo quando l’umidità lo consente, altrimenti per via fogliare; fosforo mobile in forma acida o complessata; fosfiti per stimolare le radici e aumentare la resilienza; osmoprotettori per mantenere attiva la fotosintesi; biostimolanti radicali per migliorare l’efficienza nutrizionale; correttori della rizosfera per aumentare la disponibilità dei nutrienti; formulati rinverdenti per sostenere la fotosintesi nei momenti più critici.
È un modello operativo che non aumenta le quantità, ma l’efficienza; che non forza la pianta, ma la sostiene; che non si limita a concimare, ma a mantenere attivo il sistema radicale e fogliare nelle settimane più calde dell’anno, stimolano l’attività radicale, mantenendo funzionale la rizosfera anche con suolo caldo.
Sempre considerando che in condizioni di caldo intenso la foglia diventa l’organo più efficiente per l’assorbimento.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli



















