Caolino in oliveto: ecco cosa rende sicuro questo corroborante

Le norme ed i certificati da consultare per scegliere in totale sicurezza questa polvere di roccia
Le Aziende informano
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di Domenico Bucca*

Il caolino è pericoloso? Una domanda che merita una risposta seria e approfondita, anche perché tale corroborante svolge una doppia preziosa azione in oliveto: protegge dall’irraggiamento solare e rappresenta un deterrente per diversi parassiti.

Tra olivicoltori, tecnici e nei gruppi social torna ogni tanto a circolare una domanda a cui bisogna rispondere con chiarezza: “ma il caolino è pericoloso?”. A volte è una preoccupazione legittima su cosa si distribuisce sulle drupe; altre volte è un sospetto che si diffonde senza verifica. In entrambi i casi una risposta esauriente e fondata può arrivare solo tramite due cose concrete:

  • la norma che definisce cos’è il caolino;
  • i certificati che dicono, numeri alla mano, cosa contiene davvero.

Partiamo dalla norma. Il caolino che usiamo in olivicoltura non è un fitofarmaco: è un “corroborante”, ovvero un “potenziatore delle difese delle piante”. È una categoria tutta italiana: il regolamento europeo sul biologico fa da cornice, ma sono i decreti nazionali (fino al DM 6793/2018, aggiornato nel 2022) a definirla. Nell’elenco il caolino rientra nella tipologia “Polvere di pietra o di roccia”: un prodotto ottenuto “dalla macinazione meccanica” delle rocce e “esente da elementi inquinanti”. Tre parole che hanno la loro importanza: macinazione meccanica, composizione dichiarata, assenza di inquinanti.

Qui nasce gran parte della confusione: si parla di “caolino” come fosse un’unica cosa, mentre in commercio convivono prodotti diversi. Un conto è il caolino naturale o delaminato, lavorato solo meccanicamente, con la struttura della caolinite intatta; un altro è il caolino calcinato, che con il trattamento termico cambia chimica e segue un’altra strada normativa – spesso quella dei prodotti registrati come fitofarmaci. Confondere i due alimenta proprio la confusione.

Sul fronte sicurezza, la definizione di corroborante chiede l’assenza di inquinanti ma non fissa le soglie numeriche. Per questo, come azienda, abbiamo scelto di andare oltre l’obbligo e di certificare.

il contenuto in diossine lo facciamo analizzare da un laboratorio tedesco indipendente: l’ultimo dato è circa un quinto della soglia di riferimento per l’uso alimentare. La silice libera respirabile è dichiarata in scheda tecnica sotto l’1%, soglia sotto la quale, per la classificazione europea, il prodotto non è classificato pericoloso per l’operatore.

Dallo scorso anno abbiamo aggiunto la certificazione di idoneità al contatto con gli alimenti, rilasciata da un istituto tedesco indipendente sulla base degli standard di riferimento europei (raccomandazioni BfR) e statunitensi (FDA). Per il caolino “filler” non esiste un marchio UE armonizzato, quindi non vendiamo questa garanzia per più di quello che è; ma grazie al mutuo riconoscimento è un riferimento solido in tutta Europa. Una garanzia in più per chi lo distribuisce su olive, frutta e ortaggi.

Sul piano normativo il cerchio si chiude: un’argilla pura, macinata solo meccanicamente e usata come barriera fisica, non risponde alla definizione di fitofarmaco. Per esserlo servirebbero una sostanza attiva autorizzata e una registrazione: il caolino acquista rilievo fitosanitario solo in coformulazione, ma allora si parla di un altro prodotto.

La preoccupazione circa la pericolosità del caolino, insomma, si affronta con la trasparenza: leggere la norma, leggere i certificati e distinguere un prodotto controllato da un materiale qualsiasi.

Vuoi la versione completa, con riferimenti normativi e dati dei certificati? Abbiamo raccolto tutto in un approfondimento sul blog AgriBioClay: “Il caolino è pericoloso? Cosa dicono davvero la norma e i certificati” – [leggi l’approfondimento] https://agribioclay.com/2026/07/10/caolino-pericoloso/.

*Clay & Clay Srl, divisione agricoltura*

 

 

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Tags: caolino, in evidenza, olivo

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