“I frantoi aderenti alla FIOQ – Associazione Frantoiani Italiani Olio di Qualità potrebbero non acquistare olive né direttamente dagli olivicoltori né dalle loro OP per la campagna prossima. In tal modo garantirebbero solo la trasformazione, restituendo l’olio agli olivicoltori stessi, tenuto conto che i frantoi non sono obbligati a detenere l’olio prodotto, in quanto non riconosciuti soggetti ‘produttori’ come avviene in altri settori dell’agroalimentare”.

Parole di Alfonso Fucci, presidente della FIOQ che trasforma circa il 40% della produzione olivicola italiana, che ha inteso puntualizzare la situazione stagnante attuale della crisi del settore, lanciando un allarme rosso per la prossima campagna olivicola
“Dal mese di maggio 2026 – si legge in una nota – l’associazione ha lanciato l’allarme al mondo olivicolo sulla situazione dei frantoi e delle cooperative, soprattutto del nord barese, davvero preoccupante che rischia di travolgere l’intera filiera di un settore importante dell’economia pugliese. Di fatto, i frantoi che sono riusciti a vendere l’olio durante la campagna scorsa lo hanno fatto a prezzi in caduta libera, rimettendoci. Molti non hanno trovato mercato e ad oggi in generale è presente nei frantoi almeno il 50% della produzione della scorsa campagna che non si riesce a vendere neppure a prezzi che vanno sempre più al ribasso.
Tutto ciò – continua l’associazione – ha portato ad un forte indebitamento e ad esposizioni bancarie dei frantoiani in quanto l’olio invenduto è stato prodotto da olive pagate regolarmente agli olivicoltori, mettendo a rischio la sopravvivenza di centinaia di imprese. Nel frattempo, ai vari tavoli tecnici nazionali che si sono susseguiti in questi ultimi mesi, compreso l’ultimo convocato dal Ministro al quale i frantoiani non sono stati invitati, non è stato attivato alcuno strumento idoneo a porre rimedio alla situazione venutasi a creare.
Per anni i frantoi hanno garantito l’acquisto e la lavorazione delle olive con investimenti di risorse proprie, remunerando regolarmente gli olivicoltori; la prossima campagna, però, non può essere affrontata finanziariamente da quei frantoi che non avranno le risorse necessarie a garantire almeno quel “break even point” per evitare una chiusura definitiva”.
Di qui l’allarme circa la scelta di non acquistare olive per la campagna prossima, garantendo la sola trasformazione, tenuto conto tra l’altro che i frantoiani non sono riconosciuti soggetti “produttori” come avviene in altri settori dell’agroalimentare.
“Non è una denuncia fine a sé stessa – conclude Fucci – ma un richiamo al senso di responsabilità delle istituzioni. Ignorarlo significherebbe mettere seriamente a rischio un comparto strategico che rappresenta un patrimonio economico, sociale, culturale e identitario dell’Italia. Chiediamo interventi immediati, misure straordinarie e una visione politica capace di salvaguardare un settore che costituisce il traino dell’economia di vaste aree del Paese, soprattutto della Puglia che da sempre rappresenta una delle eccellenze del Made in Italy nel mondo. Salvare i frantoi significa salvare gli olivicoltori. Salvare gli olivicoltori significa difendere il futuro dell’olio extravergine di oliva italiano, tutelare il lavoro, il territorio e una filiera che rappresenta un patrimonio nazionale da preservare con determinazione e lungimiranza”.



















