Silos stracolmi di olio italiano, ecco i nuovi impietosi dati!

Giacenze di extravergine nazionale in aumento di oltre il 170% e una domanda debole. Cresce il ricorso al prodotto estero, mentre i magazzini meridionali traboccano
Economia
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Pieni di oltre 73 mila tonnellate di extravergine di oliva italiano i silos principalmente di Puglia, Calabria, Sicilia e Campania che aggiunte alle 8.419 tonnellate già confezionato fanno lievitare a 82.195 le tonnellate di Evo italiano in giacenza. Un quantitativo impressionante, esattamente il 170,5% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il nuovo report mensile dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) certifica in maniera drammatica la crisi del settore oleario nazionale che colpisce quasi interamente le regioni del sud. I dati elaborati al 30 settembre, e dunque il giorno antecedente l’avvio ufficiale della campagna olearia (ancorché qualcuno aveva iniziato il mese precedente, ma per appena un migliaio di tonnellate di complessivo olio prodotto) mostrano un settore in forte sofferenza per un’offerta che fa fatica ad attrarre una domanda che resta molto contenuta. E confermano come l’industria olearia sia ben più intenzionata ad approvvigionarsi all’estero, se è vero come è vero che, alla stessa data, nei serbatoi delle regioni del centro-nord dove insistono i principali colossi dei confezionatori, vi sono in giacenza gran parte delle oltre 68 mila tonnellate di extravergine tra comunitario, extra Ue e blend, il 12% in più rispetto allo scorso anno.

Completano un quadro desolante le oltre 45 mila tonnellate di olio di categorie merceologiche inferiori (in principal modo raffianto, di sansa e lampante), anche qui in misura maggiore rispetto allo scorso anno.

Complessivamente, insomma, al 30 settembre il Sian ha registrato una presenza di olio di oliva pari a 195 mila tonnellate, il 46% in più di quello certificato un anno prima.

Piange la Puglia con oltre 46 mila tonnellate di extravergine ancora in casa (con l’aggiunta di altre 9.500 di tipologia di olio minore), ma non va meglio alla Calabria che ne detiene quasi 14.500 (che salgono a 26 mila se si considerano anche lampante e sansa), o alla Campania e alla Sicilia (rispettivamente quasi 10 mila e 7.700 di solo Evo).

Parliamo di valori al 30 settembre e sappiamo che in questi ultimi dieci giorni le vendite sono riapartite, anche perché i prezzi in molti casi sono scesi anche sotto i 4 euro al chilo.

Tra gli oli certificati, la Dop Terra di Bari si ritrova con oltre 5 milioni di litri da piazzare, l’Igp Sicilis con 1,5 milioni, l’Igp Calabria con 840 mila tonnellate e l’Igp Puglia con 578 mila. Trenta mila sono le tonnellate di biologico in giacenza, metà delle quali tra Puglia e Calabria (10 mila la prima, 6 mila la seconda).

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