Una grande mobilitazione ha visto protagonisti a Bari produttori olivicoli, frantoiani, cooperative e l’intero comparto oleario. Una piazza unita per far sentire la propria voce di fronte a una crisi che sta mettendo a dura prova la tenuta economica delle aziende agricole e della filiera. Al termine della manifestazione, una delegazione ha incontrato il Prefetto per illustrare un pacchetto di interventi prioritari e non più rinviabili per tutelare l’eccellenza dell’olio pugliese e italiano. Interventi questi che saranno portate all’attenzione del Governo in modo da essere discusse e valutarne l’attuazione giovedì prossimo, 15 ottobre, nell’ambito della prevista conferenza Stato-Regioni.
Le richieste emerse dall’incontro in Prefettura

Nel corso del tavolo istituzionale sono state formalizzate ed esplicitate le istanze strategiche individuate dal settore per superare l’attuale fase di grave perturbazione del mercato:
- Tracciabilità nazionale sulla finta trasparenza: richiesta l’adozione immediata di un sistema di tracciabilità dell’olio ricalcato su quello già in vigore per il settore vitivinicolo; una misura attuabile senza complessi decreti, ma attraverso una semplice circolare attuativa per garantire trasparenza nelle movimentazioni del prodotto;
- Ammasso privato straordinario: attivazione dell’ammasso privato per cooperative, Organizzazioni di Produttori (OP) e frantoi, strumento già impiegato con successo nel 2019 e fondamentale come valvola di sfogo per riequilibrare il mercato;
- Liquidità immediata e Cambiale agraria: sostegno finanziario tramite cambiale agraria fino a 300 mila euro per cooperative, OP e grandi frantoi industriali, e fino a 50 mila euro per le strutture più piccole; richiesta contestualmente la sospensione delle cambiali in scadenza presso le banche (ABI) per aziende agricole e trasformatori;
- Promozione e rapporti con la GDO: Coinvolgimento del MIMIT per un tavolo diretto con la Grande Distribuzione Organizzata – canale in cui si concentra il 60% delle vendite – associato a campagne promozionali dedicate all’olio pugliese, che da solo rappresenta circa il 50% della produzione nazionale.
Le suddette richieste, rivolte al Governo nazionale, si sommano ad altre due da indirizzare a Bruxelles.
- Stop ai dazi zero sulle importazioni: blocco dei flussi agevolati a dazio zero provenienti dai Paesi extra-UE, in particolare dalla Tunisia; dai flussi correnti (tra l’accordo del 1995 e il regime TPA), si stimano oltre 120 mila tonnellate giunte sul mercato italiano, che incidono tra l’altro per circa 140 milioni di euro in mancati dazi (valutati 1,24 €/kg);
- Trasparenza in etichetta: revisione delle norme sull’etichettatura per rendere ben visibile e più leggibile l’indicazione dell’origine dell’olio, permettendo al consumatore una scelta realmente consapevole;
- Revisione della PAC: netta opposizione alle attuali proposte di riforma della Politica Agricola Comune. Dopo i tagli della precedente programmazione – che hanno sottratto tra i 600 e i 700 euro ad ettaro al settore olivicolo – i nuovi orientamenti rischiano di penalizzare ulteriormente il comparto meridionale.
Le istituzioni regionali: liquidità vincolata a prezzi equi
Sulle misure di sostegno finanziario è intervenuto l’assessore regionale all’agricoltura Francesco Paolicelli che, ricordando come la richiesta dello stato di crisi sia stata presentata da lui e dal collega della Calabria Gianluca Gallo il 19 maggio scorso, ha confermato che il tema della cambiale agraria sarà al centro della discussione a Roma giovedì prossimo: “Abbiamo chiesto che le risorse stanziate per cooperative, Op e frantoi siano destinate in via prioritaria a garantire il pagamento di un prezzo equo agli olivicoltori.”


















