Carie dell’olivo, conosciamola meglio: sintomi, danni e cura

Suggerito un attento controllo sulle piante con più di 40 anni
AIPO
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In questi mesi invernali si consiglia, a chi ha oliveti con età superiore ai quarant’anni o con presenza di piante debilitate, di controllare se nelle piante vi è la presenza di carie. La carie dell’olivo, chiamata anche Lupa, è una malattia ipnochereutica, perché i funghi patogeni responsabili (dei generi Fomes, Ganoderma, Phellinus, Polyporus, Stereum) decompongono la cellulosa, un composto bianco, elastico e fibroso, e la lignina, anche questo un prodotto di colore bruno, che conferisce al legno rigidità e resistenza. Cellulosa e lignina servono ai funghi patogeni per trarne nutrimento e energia per la loro crescita e riproduzione.
Questi parassiti fungini sono chiamati funghi lignivori o xilovori e penetrano nel legno dell’olivo quando vi sono state precedenti lesioni, ne alterano i tessuti interni,  si espandono generando un loro ammorbidimento, poi provocandone il loro disfacimento, sino a ridurli in polvere.
Probabilmente, questi funghi lignivori prima di penetrare nel legno hanno avuto bisogno di un aiuto da parte microorganismi colonizzatori, che hanno precedentemente preparato il terreno, neutralizzando le difese della pianta e creando le condizioni nei tessuti legnosi per aiutare in seguito l’intervento dei funghi patogeni.
Questa tipologia di funghi, tramite i loro miceli, invadono i tessuti e, passando di cellula in cellula, alterano le pareti cellulari in un processo di degradazione continuo.
L’avanzata dei miceli non si arresta con le basse temperature e, anche durante l’inverno, con temperature compreso tra 5 e 7°C., continuano ad espandersi nel legno, anche se con minor velocità.
Difesa della pianta
L’olivo tende di rispondere all’aggressione dei funghi lignivori producendo composti tossici o costruire uno strato legnoso che funziona da barriera, separando il legno infetto da quello che nascerà in seguito, ma non sempre riesce prima che si danneggi il legno.
Sintomi della carie
Questa malattia può essere localizzata su una o più porzioni della pianta o può colpire varie porzioni a livello della chioma, lungo il fusto, nelle parti interne della pianta o talvolta non essere così evidenti.
Sulla chioma i primi sintomi rivelano accrescimenti irregolari e stentati, seccumi più o meno diffusi, delle foglie più piccole, microfillia.
Contemporaneamente, la pianta presenta un progressivo deperimento con stentato sviluppo vegetativo, disseccamento della parte aerea e scarsa produzione, a volte muore.
Possiamo notare anche sintomi più caratteristici che compaiono sugli organi legnosi, fusto o grossi rami, con comparsa di zone depresse, o rigonfiamenti, disgregazione dei tessuti, fessurazioni e la comparsa di cavità più o meno ampie, possono presentare variazioni di colore, di aspetto con la prevalente degradazione della lignina, ad opera degli enzimi ligninolitici.
I tessuti colpiti da carie perdendo progressivamente elasticità, resistenza e volume, diventano fragili e permeabili, con conseguente riduzione della capacità di carico, sia dei rami sia del tronco, compromettendo così la stabilità della pianta, che risulta facilmente soggetta a pericolose rotture.
Questi sintomi possono essere confusi con quelli di altre malattie.
A queste prime manifestazioni possono aggiungersi altri, come zone depresse o rigonfiamenti, fessurazioni, tessuti disgregati, cavità più o meno ampie. Si aggiunge come elemento diagnostico, la presenza di corpi fruttiferi dei funghi, carpofori, alla base o lungo il tronco, questi sono evidenti quando le parti legnose sono già danneggiate ed il processo infettivo è ormai avanzato.
Misure di prevenzione
Sicuramente il metodo di difesa più efficace contro la carie dell’olivo è la prevenzione, rivolta a mantenere dei buoni stati vegetativi con le concimazioni e la difesa dai parassiti.
Cura
Nel caso la carie sia già penetrata nella pianta, si attua una difesa attiva mediante l’asportazioni del legno cariato fino a raggiungere il tessuto sano.
Tale operazione è chiamata slupatura e si attua con l’utilizzo di appositi strumenti, come la motosega o l’accetta. Per evitare l’ulteriore diffusione della malattia, il legno infetto o le piante malate debilitate o morte vanno tolte e distrutte.
In seguito all’asportazione delle parti di legno danneggiate sarà necessario disinfettare queste ferite utilizzando soluzioni concentrate di solfato di rame. È possibile preparare in azienda una pasta protettiva impiegando prodotti rameici sciolti in poca acqua e aggiunti di colle viniliche, come il Vinavil.

Enzo Gambin, agronomo, direttore Aipo
(Associazione interregionale produttori olivicoli)

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