In diverse aree olivicole si sta osservando una cascola estiva diffusa, con intensità variabile anche tra appezzamenti contigui. Le olive cadute presentano caratteristiche omogenee: frutti uniformemente verdi, nocciolo già lignificato e polpa ancora turgida.
È la tipica morfologia della cascola fisiologica estiva tardiva e non suggerisce la presenza di patologie. L’assenza di disidratazione della polpa, se non in alcune drupe, indica che la caduta non è strettamente legata a mancanza d’acqua, ma a un meccanismo di autoregolazione del carico indotto dalle condizioni climatiche di questa stagione.
Nelle ultime settimane l’oliveto ha attraversato un periodo particolarmente impegnativo. Le giornate sono state ripetutamente calde, con temperature che hanno superato i 34-36 °C e punte oltre i 37 °C. Anche le notti sono rimaste calde, senza la normale pausa termica che permette alla pianta di recuperare. La luce solare è stata molto intensa e ha spinto l’olivo a traspirare grandi quantità di acqua.
Il terreno si è scaldato a sua volta, anche a trenta centimetri di profondità si sono registrati valori tra 29 e 30 °C, temperature che rallentano l’attività delle radici e aumentano la competizione interna tra i frutti. In pratica, l’olivo ha lavorato senza sosta, consumando energia anche nelle ore notturne.
In questo contesto, anche gli oliveti irrigui possono andare incontro a cascola fisiologica. L’irrigazione mantiene la polpa turgida, ma non impedisce alla pianta di ridurre il carico quando il caldo supera la sua capacità di sostenere uniformemente lo sviluppo dei frutti.
Le drupe cadute mostrano nocciolo lignificato e polpa sottile, segni che il processo di distacco è iniziato diversi giorni prima della caduta visibile, quando la pianta ha selezionato i frutti meno promettenti per ridurre il consumo energetico complessivo.
La caduta appare omogenea e non selettiva, ulteriore indicatore di una risposta fisiologica allo stress termico e non di un attacco parassitario. Non si rilevano, infatti, segni compatibili con mosca dell’olivo, mancano le gallerie, le necrosi interne, gli imbrunimenti basali o lesioni trofiche.
La difformità del fenomeno è coerente con la variabilità microclimatica dei diversi areali olivicoli. Le zone più ventilate o con suoli più freschi non mostrano cascola o, comunque, è molto contenuta mentre, quelle con esposizioni calde, suoli superficiali o scarsa ombreggiatura, presentano perdite più evidenti.
La cascola non segue un modello unico: negli oliveti irrigui la turgidità della polpa è stata mantenuta e la caduta si è manifestata solo nei casi in cui il caldo ha superato la capacità di compensazione della pianta; negli oliveti in asciutto, lo stress da calore estivo ha accentuato il fenomeno, dando vita a una cascola a tratti più evidente.
In sintesi, la cascola osservata nel 2026 è una risposta fisiologica dell’olivo alle condizioni climatiche di questa fase stagionale. L’estate ha combinato caldo prolungato, suoli molto caldi, radiazione elevata e ridotta escursione termica, creando un ambiente che spinge la pianta a ridurre il carico per preservare la funzionalità dei frutti rimanenti.
Non emergono elementi patologici né sintomi di mosca dell’olivo. Il fenomeno va monitorato, ma rientra nella fisiologia estiva dell’olivo in annate caratterizzate da forte accumulo termico e stress intermittente.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli



















