Ecco l’inolizione: strategie per pezzatura olive e accumulo di olio

L'apporto di nutrienti ed elementi contro lo stress idrico sostengono lo sviluppo dei frutti, favoriscono la resa produttiva e contribuiscono a definire le caratteristiche qualitative dell’olio
Tecnica
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Superata la seconda metà di settembre, l’olivo entra nel vivo della fase di invaiatura. All’interno delle olive si avvia la progressiva degradazione della clorofilla nella buccia, che inizia a virare dal verde al viola, mentre la polpa lavora a pieno ritmo come un vero e proprio laboratorio chimico.

In questo periodo l’accrescimento della drupa è ormai completato, la polpa inizia gradualmente a rammollirsi e l’energia dell’albero si concentra quasi interamente sull’inolizione. Gli zuccheri, prodotti dalle foglie attraverso la fotosintesi durante l’estate, all’interno delle cellule della polpa vengono ora convertiti in lipidi (olio).

Questo processo biochimico richiede un enorme dispendio energetico; se in questa fase la pianta va in deficit nutrizionale o idrico, la fabbrica dell’olio si ferma o rallenta drasticamente.

Parallelamente, a livello ormonale cresce la sintesi di molecole chiave come l’acido abscissico e l’etilene, sono i veri e propri “registi” della maturazione, che guidano l’indebolimento del peduncolo e preparano la pianta al momento dello stacco del frutto.

Sostenere l’olivo in questa finestra temporale significa garantirgli il “carburante” necessario per completare l’accumulo dell’olio senza costringerlo a intaccare le sue riserve nutrizionali, preziose per la produzione dell’anno successivo.

Il ruolo dei nutrienti nella fase di invaiatura

olive
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In questa finestra fenologica è fondamentale apportare elementi minerali bilanciati e privi di cloro:

  • potassio: regola la turgidità cellulare e attiva gli enzimi che trasformano gli zuccheri in olio;
  • fosforo: fornisce l’energia indispensabile per sostenere la sintesi dei grassi nella polpa;
  • calcio: rinforza le pareti cellulari durante il naturale rammollimento della polpa, rendendo la buccia turgida e resistente a micro-lesioni, muffe e ossidazioni;
  • magnesio e azoto: mantengono attiva la fotosintesi fogliare, garantendo il continuo apporto di zuccheri da convertire in lipidi.

Gestione dello stress idrico: attenzione alla buccia

Le olive traspirano molto meno delle foglie, in deficit idrico, l’olivo attua un meccanismo di autotutela stornando l’acqua dalle olive alla chioma per evitare il disseccamento fogliare. Di conseguenza, anche con una chioma appare ancora verde e rigogliosa, le olive possono trovarsi in forte sofferenza idrica, bloccando l’inolizione. È quindi fondamentale valutare l’umidità del terreno e le temperature, anziché affidarsi al solo aspetto visivo dell’albero.

La tecnologia al servizio dell’olivicoltura

Per rispondere con precisione alle esigenze fisiologiche della pianta in una fase delicata come questa, l’impiego di formulati ad alta tecnologia fa la differenza rispetto alla fertilizzazione tradizionale:
a) elevata purezza e assenza di cloro: la selezione di materie prime a elevatissima solubilità e prive di sodio e cloro previene fenomeni di stress salino nel terreno e garantisce la massima delicatezza sui tessuti fogliari;
b) tecnologia di rilascio controllato: i formulati granulari a cessione graduale proteggono l’azoto dal dilavamento causato dalle piogge autunnali, rilasciandolo in modo sincronizzato con il reale assorbimento delle radici;
c) azione veicolante dei biostimolanti: l’integrazione con matrici organiche selezionate, come gli estratti di ascophyllum nodosum e gli amminoacidi a basso peso molecolare, esercita un “effetto carrier” che accelera l’assimilazione fogliare di fosforo e potassio;
d) sinergie molecolari stabili: soluzioni complesse permettono di mantenere in equilibrio elementi tipicamente antagonisti (come fosforo e calcio) evitando precipitazioni chimiche e rendendoli subito disponibili per la pianta.

Piani nutrizionali per impianti tradizionali
e intensivi/superintensivi

Per ottimizzare la gestione della fertilizzazione e supportare la pianta nell’accumulo lipidico, di seguito si riportano, a titolo esemplificativo, alcune soluzioni operative basate sui formulati di Cerea FCP:

  Interventi per impianti tradizionali (200–350 olivi/ha)

  1. In questa fase si privilegia la via fogliare per garantire una risposta metabolica rapida.
    È consigliabile l’impiego di formulati idrosolubili ad alto titolo di fosforo e potassio come HydroNova (2,5 kg/ha, P 44% – K 48%), abbinati a concentrati di alghe Ascophyllum nodosum come VigorGreen (1,5 l/ha) e ad apporti di calcio e magnesio, come MagnetiCal (3 – 4 l/ha).
    In presenza di stress termici o idrici ancora attivi, la soluzione può essere integrata con amminoacidi vegetali ad azione antistress, tipo Giove Bio Gold (1,5 – 2 kg/ha).
  2. Interventi per impianti intensivi e superintensivi
    Negli impianti ad alta densità è opportuno combinare la nutrizione fogliare con la fertirrigazione:
    per via fogliare: applicazione di HydroNova (2,5 kg/ha) associato a Giove Bio Gold (1 – 1,5 kg/ha) per stimolare la fotosintesi fogliare. In fertirrigazione: interventi con Hydrostar (10 l/ha), NPK bilanciato ad alto titolo e privo di cloro, abbinato a Leaf P-Ca (10 l/ha) per apportare fosforo e calcio veicolati direttamente per via radicale.

Laddove sia necessario garantire una disponibilità azotata e potassica graduale al suolo, soprattutto in previsione delle piogge autunnali, si può ricorrere a concimi granulari a cessione controllata come CereaSlow 33 o Cereas 38 alla dose di 1 – 2 kg/pianta.

L’azione combinata tra nutrizione fogliare e radicale aiuta a sostenere la carica dei frutti, massimizzare l’accumulo lipidico e garantire l’elevata qualità delle olive destinate all’estrazione in frantoio.

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Tags: in evidenza, inolizione, olio, Olive

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