La settimana scorsa abbiamo imparato a conoscere meglio la mosca dell’olivo, abbiamo visto quando dorme, quando si sveglia e quali finestre della giornata preferisce per nutrirsi, accoppiarsi e deporre le uova. Ora possiamo fare un passo avanti e scoprire che la sua capacità di vivere e moltiplicarsi dipende da una simbiosi obbligata con un batterio endosimbionte: Candidatus Erwinia dacicola.
Questo microrganismo accompagna l’insetto durante l’intero ciclo vitale, svolgendo funzioni fisiologiche indispensabili per la sua sopravvivenza.
Negli esemplari adulti, il batterio s’insedia e si moltiplica all’interno di una cavità anatomica specializzata situata nella testa dell’insetto, il bulbo esofageo o diverticolo esofageo. In questa fase, la simbiosi assume un ruolo eminentemente nutrizionale per gli adulti che si nutrono di sostanze naturali prive o povere di amminoacidi essenziali, come melata, polline e deiezioni di uccelli, ricche di acido urico e urea.
Candidatus Erwinia dacicola è in grado di assimilare l’azoto non proteico presente in queste fonti e sintetizzare gli amminoacidi essenziali necessari all’insetto. Questa risorsa metabolica è indispensabile soprattutto per le femmine, che richiedono un elevato apporto proteico per la maturazione delle uova (ovogenesi).
Questo batterio è un compagno decisivo: senza di lui, la larva neonata non sarebbe in grado di superare la barriera chimica dell’oliva verde.

Le olive verdi e non ancora mature contengono elevate concentrazioni di oleuropeina, un glucoside fenolico tossico e molto amaro, che costituisce la difesa naturale dell’olivo contro gli attacchi esterni. Soprattutto le larve di prima età non possiedono all’interno del loro apparato digerente gli strumenti enzimatici autonomi per metabolizzare tale composto.
La larva morirebbe se non avesse l’aiuto del batterio endosimbionte, che scompone e neutralizza l’oleuropeina, consentendole di nutrirsi della polpa senza subirne gli effetti tossici.
Al momento dell’ovideposizione nell’oliva, la femmina rilascia il batterio sulla superficie esterna del guscio dell’uovo (corion), in prossimità del micropilo, un microscopico poro o canale presente sia nelle uova. La neonata larva, nel momento in cui rompe il guscio per uscire e penetrare nella polpa dell’oliva, ingerisce i residui del guscio contaminati dal batterio, acquisendo così il suo prezioso microbiota intestinale e garantendosi la sopravvivenza fin dal primo istante.
La larva nasce, tenta di alimentarsi, ma senza la chiave biochimica del simbionte soccomberebbe subito all’oleuropeina, ecco perché la Bactrocera oleae non può fare a meno del suo invisibile compagno di vita.
















