Ministro Francesco Lollobrigida, prende il via una campagna olivicola complessa, tra prezzi dell’olio che si sono dimezzati e giacenze significative nei frantoi italiani. Una tempesta perfetta, figlia certamente del contesto internazionale, ma anche di un settore che da troppo tempo si mostra frammentario, a partire dai vari anelli della filiera. Eppure, di misure ne sono state messe in campo parecchie in questi anni dal Masaf, senza contare un Piano Olivicolo da 300 milioni ormai alle porte. Come riuscire a fare sintesi per venir fuori da questa fase?
“Siamo consapevoli che la nuova campagna si apre in una fase complessa. Le ultime annate hanno evidenziato criticità legate ai cambiamenti climatici, alla diffusione delle fitopatie, alla variabilità delle produzioni e all’aumento dei costi, fattori che stanno mettendo sotto pressione la capacità produttiva e la redditività di olivicoltori e frantoiani. Parliamo però di una filiera strategica, composta da 619 mila imprese olivicole e 4.261 frantoi attivi, che genera una produzione di 325 mila tonnellate e un valore di 2,4 miliardi di euro. L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio, il terzo produttore e il secondo esportatore: una posizione che vogliamo preservare e rafforzare. La sintesi si fa distinguendo tra emergenza e visione strategica. Il Governo ha scelto di intervenire attraverso una strategia organica, che affianca alle misure di sostegno immediato interventi strutturali di medio e lungo periodo. E’ quello che abbiamo fatto adottando lo scorso luglio il Piano olivicolo nazionale 2026-2030. Con il DDL ColtivaItalia inoltre destiniamo al comparto 300 milioni di euro per interventi strutturali, il rinnovo e il reimpianto degli oliveti e il contrasto alle fitopatie. A questa visione di medio e lungo periodo affianchiamo misure immediate, come la Cambiale Frantoi Oleari gestita da ISMEA, che mette a disposizione 40 milioni di euro e prestiti a tasso zero. La sintesi si costruisce mettendo insieme filiera, territori e istituzioni e accompagnando il sostegno immediato con una strategia strutturale”.
Il dialogo con le regioni, in particolare quelle a maggiore vocazione olearia come Puglia e Calabria, senza dimenticare le altre, si conferma punto centrale per una migliore gestione della crisi. Quanto è importante tenere unita la filiera istituzionale?
“Il dialogo con le Provincie e le Regioni è stato fondamentale per definire ed approvare il Piano olivicolo nazionale, il principale riferimento strategico per il rilancio dell’olivicoltura. Il Piano non è una serie di disposizioni calate dall’alto, ma il frutto di un dialogo con tutti gli operatori.
L’8 settembre abbiamo incontrato gli assessori all’Agricoltura di Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia per approfondire le criticità del comparto nelle principali Regioni olivicole del Mezzogiorno. A questo lavoro si sono aggiunti gli incontri interministeriali del 17 e del 30 settembre presso il MIMIT, dedicati alla crisi del settore olivicolo e dei frantoi. Sono momenti importanti perché consentono di condividere i dati, ascoltare gli operatori e coordinare gli strumenti da mettere in campo. Dobbiamo lavorare tutti nella stessa direzione: produttori, frantoiani, trasformatori, distribuzione e istituzioni. Solo facendo sistema potremo trasformare una fase difficile in un’occasione per rendere il comparto più forte, più moderno e più competitivo”.
Ha posto opportunamente il tema della lotta alle frodi e alla contraffazione tra i punti centrali della sua azione di governo, con particolare riferimento al settore oleario che si è dimostrato essere quello più vulnerabile. E c’è fiducia che la stretta sui controlli che si aggiungono alle nuove misure annunciate per questa nuova campagna. I primi risultati si sono visti, quali aspettative si pone il Masaf nel celebrare i 40 anni del ICQRF?
“In questi anni l’ICQRF ha avuto un ruolo prezioso sia nei controlli in Italia sia nei controlli di prodotti internazionali. I numeri parlano chiaro: oltre 54 mila controlli nel 2025, sequestri per quasi 48 milioni di euro, un forte incremento dell’attività contro le pratiche commerciali sleali e un sistema che oggi è riconosciuto come punto di riferimento a livello internazionale. Nel settore oleario, che è tra quelli maggiormente esposti a frodi, sofisticazioni e fenomeni di concorrenza sleale, abbiamo impresso una svolta. All’interno della Cabina di Regia dei Controlli agroalimentari è stata avviata la Campagna straordinaria sull’olio. Dal 1° giugno al 22 settembre 2026 l’ICQRF ha effettuato 1.958 controlli complessivi mentre i sequestri hanno interessato oltre mille tonnellate di prodotto, per un valore superiore a 11,6 milioni di euro. Le nostre aspettative sono di rendere questo sistema ancora più efficace e mirato. I controlli congiunti hanno dimostrato una particolare capacità di intercettare grandi partite commerciali, reti organizzate di operatori, traffici interregionali o internazionali e fenomeni fraudolenti ad alto impatto economico.
Dal luglio a dicembre 2026, nell’ambito del Programma Operativo POC 2026 – Controlli Straordinari Olio, l’ICQRF ha avviato controlli rafforzati lungo tutta la filiera dell’olio, dalle importazioni alla produzione fino alla distribuzione, con verifiche su 14 imprese importatrici, 6 porti nazionali, 19 frantoi e circa 500 campionamenti mirati nella GDO e all’export. A questo sono stati affiancati strumenti innovativi, come l’analisi dei profili genetici delle olive e la Banca dati nazionale prevista dal DDL ColtivaItalia, per garantire sempre maggiore tutela, trasparenza e valorizzazione dell’olio EVO 100% italiano.
Il futuro passa da una sempre maggiore integrazione tra intelligence, analisi del rischio, scambio informativo e coordinamento investigativo. Celebrare i quarant’anni dell’ICQRF significa valorizzare questo patrimonio di competenze e, contemporaneamente, rafforzarne la capacità di tutelare la qualità, la trasparenza e la credibilità dell’agroalimentare italiano, con l’introduzione di nuovi strumenti, come l’intelligenza artificiale e i sistemi tecnologici evoluti per i nostri laboratori d’analisi, dal DNA alle determinazioni isotopiche. Inoltre, grazie alla circolare sulla miscelazione degli oli firmato lo scorso luglio l’olio ottenuto dalla miscelazione dell’«olio extra vergine» con l’«olio di oliva vergine» non potrà avere sull’etichetta la denominazione “Olio di oliva extravergine”. Un altro passo avanti sulla trasparenza”.
L’invasione di olio straniero, in particolare extra-Ue, resta un problema oggettivo, su cui ovviamente l’Italia non può muoversi da sola. Come poter far valere le aspettative del settore a Bruxelles?
“Il tema non può essere affrontato dall’Italia in modo isolato, perché riguarda le regole del mercato europeo e gli strumenti commerciali dell’Unione. La nostra posizione è chiara. Non chiediamo chiusure indiscriminate, ma trasparenza, piena tracciabilità e condizioni che non penalizzino i produttori italiani proprio nel momento in cui la nuova campagna immette il proprio prodotto sul mercato.
Abbiamo già rafforzato gli strumenti nazionali. Dal marzo 2026, per gli oli provenienti da Paesi extra-UE e introdotti attraverso il regime di Traffico di Perfezionamento Attivo, sono state previste indicazioni obbligatorie nel Registro telematico dell’olio. In questo modo i prodotti importati con tale regime possono essere distinti chiaramente, rafforzando la capacità di controllo sui flussi e sulle movimentazioni. Il 30 settembre ho inoltre inviato una lettera al commissario Hansen per chiedere la sospensione del regime di perfezionamento attivo applicato alle importazioni di olio di oliva, anche considerando l’imminente immissione sul mercato della nuova produzione. Nell’Agrifish del 28 settembre, l’Italia ha chiesto anche un intervento attraverso i fondi della riserva agricola, per finanziare misure eccezionali a favore del settore e contrastare le gravi perturbazioni del mercato”.
C’è una distanza abissale tra i confezionatori dell’industria olearia nazionale che si approvvigionano all’estero – anche più di quanto sarebbe necessario per il fabbisogno interno e per l’export – e i grandi produttori di olio nazionale che erano da sempre i conferitori naturali. È così difficile farli tornare a dialogare?

“Il dialogo non solo è possibile, ma è indispensabile. Sarebbe però un errore ridurre tutto a una contrapposizione tra chi produce e chi confeziona. L’Italia è contemporaneamente grande produttrice, trasformatrice ed esportatrice di olio e ha bisogno che ogni anello della filiera lavori nella stessa direzione. Gli strumenti per costruire un rapporto più trasparente esistono già. Il Registro telematico dell’olio e i sistemi di tracciabilità collegati al SIAN costituiscono un presidio fondamentale per monitorare flussi, movimentazioni e giacenze. Permettono di conoscere meglio le dinamiche del comparto e di contrastare le irregolarità che alterano il funzionamento del mercato.
In questa direzione va anche l’intervento adottato dall’ICQRF dal 1° marzo 2026 sugli oli provenienti da Paesi extra UE introdotti in regime di Traffico di Perfezionamento Attivo, che impone agli operatori di indicarne obbligatoriamente l’origine nel Registro telematico. Parallelamente stiamo lavorando all’introduzione di un documento di accompagnamento dell’olio che consentirà di collegare tutte le movimentazioni tra operatori e di effettuare controlli da remoto in tempo reale.
L’analisi del rischio dell’ICQRF conferma il comparto oleario tra le priorità dell’attività ispettiva nazionale, con particolare attenzione alla tutela dell’olio extravergine di oliva 100% italiano e biologico, al controllo delle importazioni, delle miscelazioni e al rafforzamento della tracciabilità lungo tutta la filiera.
Ma non basta, vogliamo rafforzare il confronto con la grande distribuzione organizzata attraverso il tavolo tecnico avviato nel 2026 tra Governo, GDO e rappresentanti della filiera. L’obiettivo è aumentare la trasparenza nella formazione dei prezzi e favorire una corretta valorizzazione delle produzioni italiane. Il dialogo deve quindi ripartire da regole chiare e da un interesse comune: costruire una filiera più forte, moderna e resiliente, capace di competere sui mercati attraverso qualità, tracciabilità e riconoscibilità dell’olio italiano”.
Il bando con 100 milioni destinati ai frantoiani per l’ammodernamento degli impianti oleari, il primo esclusivamente dedicato a questa categoria, è stato un passo molto importante ed ha riscontrato una adesione massiccia. E la considerazione della centralità dei frantoi all’interno della filiera è dimostrata anche dalle misure attivate in questi mesi. C’è anche un confronto con il sistema bancario, come procede?
“La misura PNRR dedicata ai frantoi ha finanziato 468 progetti, con oltre 90,2 milioni di euro di risorse pubbliche e quasi 139,8 milioni di euro di investimenti complessivi. Si tratta di interventi importanti per ammodernare gli impianti, migliorare la capacità produttiva e accompagnare l’innovazione del comparto.
Accanto agli investimenti strutturali, dobbiamo rispondere alle esigenze finanziarie determinate dalla fase attuale. Per questo abbiamo introdotto la Cambiale Frantoi Oleari, gestita da ISMEA, con una dotazione di 40 milioni di euro. È uno strumento semplice e accessibile con l’obiettivo di sostenere le attività produttive, proteggere il reddito degli agricoltori e valorizzare l’olio italiano.
Nel DDL ColtivaItalia è prevista anche una moratoria di 12 mesi su mutui e finanziamenti bancari per le imprese agricole colpite nel 2025 da epizoozie o fitopatie. I frantoi devono poter investire, innovare e affrontare la campagna con strumenti finanziari adeguati. Sostenere la loro solidità significa rafforzare l’intera filiera e impedire che le difficoltà economiche compromettano il valore del prodotto italiano.
Proseguono inoltre gli incontri con il mondo bancario, come avvenuto lo scorso settembre al MIMIT dove abbiamo incontrato Abi, Ismea e Mediocredito Centrale per mettere a sistema gli strumenti finanziari in atto”.
Il Masaf ha dato vita anche alla prima campagna di promozione dell’olio di oliva italiano, importante per far comprendere ai consumatori la distintività dei nostri extravergini ed i benefici salutistici. Una strada da continuare?
“Sicuramente è una strada che dobbiamo continuare e rafforzare. L’Italia possiede un patrimonio olivicolo unico, caratterizzato da oltre 500 varietà di olive e da 51 Indicazioni Geografiche, più delle 36 spagnole e delle 33 greche. Ma non basta produrre qualità. Bisogna aiutare le persone, a partire dalle giovani generazioni, a riconoscerla, comprendere l’origine del prodotto e attribuirgli il giusto valore. Per questa ragione il ministero ha avviato una campagna istituzionale dedicata alla qualità dell’olio di oliva. L’iniziativa nasce per promuovere l’eccellenza dell’extravergine italiano, la ricchezza del nostro patrimonio olivicolo e aumentare la consapevolezza sulle caratteristiche distintive delle produzioni nazionali. Lo spot richiama il legame profondo tra l’olio extravergine e il patrimonio culturale italiano, accostando alcune produzioni territoriali a opere rappresentative dell’arte italiana. È un modo per raccontare che l’olio non è soltanto un alimento, ma è parte della tradizione e della cultura nazionale. Nell’ambito della promozione non posso non ricordare l’istituzione due anni fa del premio Maestri dell’Arte della Cucina Italiana, dove figura il premio al maestro di olivicoltura. Un premio per celebrare il nostro patrimonio e la maestria di chi ogni giorno lo rende amato e apprezzato a livello globale. Dobbiamo proseguire su questa strada, sostenendo in particolare gli oli extravergini certificati DOP e IGP e rafforzando la promozione sui mercati nazionali e internazionali. Una maggiore cultura dell’olio tutela il consumatore e, allo stesso tempo, crea le condizioni per riconoscere e remunerare adeguatamente la qualità prodotta dai nostri agricoltori e frantoiani”.
Quale messaggio si sente in definitiva di inviare a olivicoltori e frantoiani nell’avvio di questa nuova campagna olearia?
“A olivicoltori e frantoiani voglio dire che il Governo conosce le difficoltà con cui si apre questa campagna e non intende lasciarli soli. La nostra ambizione è costruire una filiera più forte e moderna, capace di affrontare le sfide climatiche e produttive e di garantire una maggiore redditività alle imprese. L’Italia deve competere sulla qualità, sulla tracciabilità, sull’innovazione e sulla riconoscibilità del proprio olio. Per questo abbiamo inserito nuove regole per le etichette dell’olio extravergine. Difendere l’olio italiano significa difendere il lavoro dei nostri agricoltori, dei nostri frantoiani e delle migliaia di imprese che operano lungo la filiera.
Significa anche tutelare le persone che acquistano, garantendo trasparenza sull’origine, sulla qualità e sulle caratteristiche del prodotto che acquista. Il Governo continuerà a lavorare su entrambi questi fronti, perché l’olio extravergine italiano è il risultato del lavoro, della competenza e della storia dei nostri territori”.

















