Dopo circa dodici anni dedicati alla ricerca storica e scientifica e alla tutela e promozione della varietà, l’Oliva Alta Daunia è ufficialmente un prodotto a Denominazione di Origine Protetta (DOP). Come anticipato da OlivoNews che ha seguito passo dopo passo l’iter per il riconoscimento, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il regolamento di esecuzione che tutela questa produzione in un territorio che ricomprende i comuni di Torremaggiore, Apricena, San Paolo Civitate, Lucera e San Severo. Qui sono circa 6.500 le aziende olivicole che coltivano quasi 9 mila ettari di Peranzana, con una produzione di 300.000 quintali di olive da olio e 30.000 di olive da tavola. Potranno fregiarsi della Dop solo gli olivicoltori e i trasformatori che rispettano il Disciplinare di Produzione, che prevede l’uso esclusivo di questa varietà autoctona.
“Il riconoscimento dell’Oliva Alta Daunia come DOP – ha sottolineato il il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida –tutela una tradizione secolare e valorizza il lavoro dei nostri olivicoltori. Le Indicazioni Geografiche sono uno strumento fondamentale per difendere le eccellenze italiane e promuovere il Made in Italy”. Così
Il prodotto si caratterizza per la polpa morbida e succosa, il distacco netto dal nocciolo e un profilo aromatico armonico, con note erbacee, di carciofo e pomodoro acerbo. Peculiare è anche il colore “cangiante”, legato al naturale processo di maturazione e trasformazione delle olive. La tradizione locale prevede il metodo “greco al naturale”, basato sulla fermentazione naturale delle olive in salamoia.

L’identità dell’Oliva Alta Daunia nasce dall’incontro tra le caratteristiche genetiche della Peranzana e le particolari condizioni pedoclimatiche dell’area di produzione. Il clima temperato e semiarido, caratterizzato da estati calde e asciutte e da inverni generalmente miti, si combina con terreni profondi e prevalentemente franco-sabbiosi, creando condizioni particolarmente favorevoli alla coltivazione della varietà e alla maturazione graduale dei frutti.
A questo patrimonio naturale si affianca il sapere degli olivicoltori, sedimentato attraverso generazioni. Ne è espressione la tecnica di allevamento “a vaso sanseverese”, strettamente legata all’area di produzione, insieme alle modalità di raccolta e alle tradizionali pratiche di trasformazione. È proprio dall’interazione tra ambiente, genotipo e fattore umano che scaturiscono le caratteristiche distintive oggi tutelate dalla DOP.



















