Tutelare i consumatori e blindare l’eccellenza olivicola locale da possibili frodi e concorrenza sleale. È con questo obiettivo che il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha inoltrato una richiesta formale al direttore generale della Asl, Luigi Fruscio, per avviare una campagna straordinaria di prelievi e analisi sull’olio extravergine d’oliva presente sugli scaffali della città, dai minimarket di quartiere alle grandi catene della distribuzione.

L’iniziativa del sindaco raccoglie l’allarme e le accese proteste dei produttori e dei frantoiani, messi a dura prova da una profonda crisi di settore. Nel mirino degli ispettori della Asl, che opereranno in sinergia con la Polizia locale, ci sono soprattutto i flaconi venduti con l’etichetta «100% italiano» a prezzi stranamente irrisori. Le analisi di laboratorio puntano ad accertare la reale categoria del prodotto, la presenza di eventuali residui chimici non consentiti e l’effettiva tracciabilità della materia prima.
A preoccupare la filiera è in particolare l’aggressiva penetrazione dei prodotti extra-UE, spesso immessi sul mercato con confezioni e marchi ambigui, capaci di indurre in errore il consumatore finale sulla reale origine delle olive. Un quadro reso complesso dai flussi d’importazione agevolati: ogni anno,come noto, giungono dalla Tunisia decine di migliaia di tonnellate di olio a dazio zero, sulla base di intese commerciali internazionali che coinvolgono anche nazioni come Marocco e Turchia.
L’operazione barese si inserisce in un solco già tracciato a livello nazionale dal Ministero dell’Agricoltura, che ha stretto le maglie dei controlli sull’uso improprio della denominazione «extravergine», di frequente attribuita a miscele ottenute con tagli di olio vergine. Un’azione corale che a Bari intende alzare un muro a difesa del patrimonio gastronomico ed economico legato alle produzioni Made in Italy e Made in Puglia.


















