Superintensivi in Maremma: “C’è compatibilità idrica?”

La Cia di Grosseto: "Nessun pregiudizio, ma serve sostenibilità"
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Si sta assistendo, nella Maremma, alla realizzazione di nuovi impianti olivicoli, di cui diversi – anche di primarie aziende nazionali – con modello superintensivo. Tema affrontato in un apposito incontro dalla Cia Grosseto, che per bocca del presidente Claudio Capecchi (nella foto) spiega: “Questo sistema colturale, che prevede la scomparsa del concetto di albero singolo e l’introduzione della parete produttiva per produrre olio a costi ridotti, è una metodologia che non contestiamo ma che, a parere nostro, muove alcuni dubbi legittimi. Non basta infatti che questa abbia più capacità produttive, il superintensivo deve essere anche in equilibrio con gli indirizzi di carattere globale che sono quelli dei percorsi produttivi assolutamente sostenibili”.
Gli impianti, ha precisato, prevedono circa 1.200 alberi ad ettaro a gestione meccanica integrale, sia nella raccolta delle olive che nella potatura, abbattendo, in questo modo, drasticamente i costi di produzione. A preoccupare la Confederazione è però il fatto che le coltivazioni intensive hanno bisogno di tecniche agronomiche che potrebbero avere delle conseguenze preoccupanti per il territorio come, per far un esempio, la necessità di utilizzare un grande quantitativo di acqua.
“L’acqua è una risorsa fondamentale e non solo per il mondo agricolo ma per tutto il settore produttivo locale a anche per i cittadini – ha spiegato Capecchi – ed è fondamentale capire quanta ne servirà e che tipo di approvvigionamento idrico sarà utilizzato per garantire la resa produttiva. Crediamo che oggi la sfida sia quella di lavorare, in modo coerente e non pregiudizievole, per far convivere l’ olivicoltura che ci ha identificati a livello internazionale, con le nuove esigenze del mercato e la necessità di essere competitivi. Nessun giudizio negativo a priori dunque, ma è importante che queste nuove scelte siano in accordo con la sostenibilità ambientale e non erodano il reddito di quell’agricoltura che è insita nella nostra tradizione e che è stata valorizzata dal disciplinare del Consorzio IGP Toscano che ne identifica qualità e caratteristiche organolettiche”.

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