L’olio d’oliva torna al centro della ricerca sui possibili effetti dei suoi composti bioattivi sulla salute. Un’analisi esplorativa di uno studio clinico suggerisce infatti che il consumo per 12 mesi di olio d’oliva arricchito con acido oleanolico possa contribuire a rallentare il declino della funzione renale nelle persone con diabete mellito di tipo 2, soprattutto quando sono già presenti lievi alterazioni della funzionalità renale.
I risultati indicano una minore riduzione della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) nei partecipanti che hanno consumato l’olio arricchito rispetto a quelli che hanno assunto l’olio di controllo. Nel gruppo trattato è stato inoltre osservato un effetto favorevole sul rapporto albumina/creatinina nelle urine, il cui aumento è stato invece rilevato tra i partecipanti del gruppo di controllo.
Lo studio, condotto da ricercatori spagnoli impegnati in ospedali e università, è stato pubblicato sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism. Ha coinvolto 97 persone con diabete di tipo 2, assegnate casualmente a due gruppi. Per un anno, oltre alla terapia standard, i partecipanti hanno consumato un olio d’oliva arricchito con acido oleanolico alla concentrazione di 600 mg/kg oppure un olio d’oliva di controllo. La funzionalità renale è stata valutata attraverso l’eGFR e il rapporto albumina/creatinina urinaria.
L’effetto dell’olio arricchito è risultato particolarmente evidente nei partecipanti che presentavano all’inizio dello studio un eGFR compreso tra 60 e 90 ml/min/1,73 m², un intervallo indicativo di un lieve deterioramento della funzione renale. Tra coloro che avevano invece una funzionalità renale normale non è stata osservata un’associazione significativa tra il trattamento e l’evoluzione dell’eGFR.
I ricercatori hanno analizzato anche alcuni meccanismi coinvolti nelle complicanze del diabete, tra cui l’accumulo dei prodotti finali di glicazione avanzata (AGE) e lo stress ossidativo. Il consumo dell’olio arricchito è stato associato a una riduzione della concentrazione di aldoso reduttasi (AR) e a un aumento dell’attività della gliossalasi-I (GloxI), un enzima coinvolto nella detossificazione di alcuni composti reattivi. È stata inoltre rilevata una riduzione dei livelli circolanti di metilgliossale (MG), mentre quelli di carbossimetillisina (CML) non hanno mostrato variazioni significative.
Anche i marcatori di stress ossidativo hanno evidenziato differenze tra i due gruppi. In particolare, l’olio arricchito con acido oleanolico ha ridotto le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e la malondialdeide (MDA), mentre nel gruppo di controllo i livelli di MDA sono aumentati durante l’intervento.
L’acido oleanolico è un triterpene naturalmente presente nell’olivo, in particolare nelle foglie, nella buccia del frutto e nell’olio d’oliva. Il composto è oggetto di interesse scientifico per le sue potenziali proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e metaboliche. La ricerca si inserisce quindi nel più ampio filone di studi dedicati ai composti bioattivi dell’olio d’oliva e al loro possibile ruolo sulla salute.
I risultati devono tuttavia essere interpretati con cautela. Gli stessi autori definiscono l’analisi esplorativa e orientata alla generazione di nuove ipotesi. Lo studio era stato progettato principalmente per valutare il controllo glicemico e non disponeva di una potenza statistica specificamente calcolata per analizzare gli effetti sulla funzione renale.
Saranno quindi necessari studi più ampi e progettati appositamente per valutare la funzione renale prima di poter stabilire la rilevanza clinica di questi risultati. La ricerca offre comunque un nuovo spunto per approfondire il ruolo dell’acido oleanolico e, più in generale, dei componenti bioattivi dell’olio d’oliva nei processi legati allo stress ossidativo e alle complicanze metaboliche del diabete di tipo 2.
















