Nuova IGP per l’olio italiano, ecco quella dei Colli di Bologna

Disciplinare molto rigido: acidità sotto lo 0,3% e acido oleico non minore al 72%. Una opportunità di piena valorizzazione della fascia collinare del capoluogo emiliano
Attualità
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L’Olio dei Colli di Bologna ottiene il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta (IGP) da parte dell’UE, un traguardo che valorizza una produzione strettamente legata alle caratteristiche ambientali e agricole delle colline bolognesi. Salgono così a 892 le Indicazioni Geografiche italiane registrate in Europa, confermando il primato dell’Italia nella tutela delle produzioni agroalimentari di qualità.

La zona di produzione dell’Olio dei Colli di Bologna si estende nella fascia collinare della Città metropolitana di Bologna, in un territorio caratterizzato dalle particolari formazioni gessose oggi comprese nell’area UNESCO “Carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino Settentrionale”.

Le specifiche condizioni geologiche e climatiche, unite alla tradizione agricola locale, favoriscono la coltivazione dell’olivo in un’area situata ai margini settentrionali della fascia olivicola mediterranea, contribuendo a definire le caratteristiche distintive dell’olio. A volere l’IGP sono stati alcuni produttori locali che nel 2017 hanno dato vita alla Rete Olio Extra Vergine di oliva Colli di Bologna, promotrice dell’iter avviato ufficialmente nel 2021 insieme all’Università di Bologna, al Distal e all’Istituto per la Bioeconomia del Cnr.

L’IGP diventa così un’opportunità concreta per stimolare nuovi investimenti e rafforzare ulteriormente l’olivicoltura bolognese. Anche perché l’IGP Olio dei Colli di Bologna entra accanto a due simboli regionali già certificati: l’Olio di Brisighella Dop e l’Olio delle Colline di Romagna Dop. Un triangolo produttivo che racconta un’Emilia-Romagna capace di trasformare il paesaggio collinare in una delle sue espressioni agroalimentari più contemporanee.

L’IGP Olio dei Colli di Bologna si contraddistingue per un’acidità libera non superiore allo 0,3%, un contenuto di acido oleico pari o superiore al 72% e di acido linoleico non superiore al 10%. Dal punto di vista organolettico, presenta un profilo equilibrato e armonioso, con intensità media dei sentori di fruttato, amaro e piccante.

Il disciplinare distingue inoltre due modalità produttive: il monovarietale, ottenuto per almeno l’85% da cultivar come Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e alcune varietà autoctone bolognesi, e il blend, che dovrà essere composto per almeno l’80% da cultivar autorizzate. I

Nell’annunciare il riconoscimento, il Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste ribadisce l’impegno a “continuare a sostenere il percorso di valorizzazione delle eccellenze agroalimentari nazionali portato avanti dal Governo Meloni, rafforzando la tutela delle produzioni identitarie e la competitività delle filiere italiane sui mercati nazionali e internazionali. L’Olio dei Colli di Bologna IGP diventa così il simbolo di un territorio unico e di una tradizione olivicola capace di trasformare caratteristiche ambientali peculiari in un prodotto di elevata qualità e riconoscibilità”.

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Tags: Bologna, Igp, in evidenza, olio

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