Olivicoltura, in Spagna si sta producendo sottocosto

Uno studio fotografa l'impennata dei costi nel settore olivicolo del paese iberico: un aumento del 57% in sei anni. Oliveti tradizionali e intensivi i più penalizzati
Economia
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L’olivicoltura spagnola si trova ad affrontare una fase di forte pressione economica. Secondo l’ultimo aggiornamento dello Studio sui costi di coltivazione dell’olivo realizzato dall’Associazione spagnola dei comuni olivicoltori (AEMO), i costi medi di produzione sono aumentati del 57% negli ultimi sei anni, una crescita definita senza precedenti e attribuita soprattutto all‘incremento dei prezzi di manodopera, energia, fertilizzanti e macchinari agricoli, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali.

L’edizione 2023 del rapporto aggiorna i dati dell’analisi avviata nel 2010 e, per la prima volta, introduce gli oliveti a siepe in asciutta come categoria autonoma. Lo studio prende così in esame sette differenti modelli produttivi, dagli impianti tradizionali di montagna fino ai moderni oliveti superintensivi irrigui, mantenendo la stessa metodologia delle precedenti edizioni per consentire confronti attendibili nel tempo.

Un oliveto superintensivo spagnolo

L’analisi conferma le profonde differenze strutturali ed economiche tra i vari sistemi di coltivazione. Gli impianti maggiormente meccanizzati risultano i più competitivi grazie a costi di produzione più contenuti, mentre gli oliveti tradizionali, in particolare quelli situati in aree collinari o difficili da meccanizzare, continuano a sostenere i costi più elevati, con pesanti ripercussioni sulla redditività.

Secondo AEMO, la raccolta rappresenta ancora la voce di spesa più rilevante negli oliveti tradizionali, mentre nei sistemi irrigui è l’irrigazione a incidere maggiormente sui costi complessivi. Per questo motivo l’associazione sottolinea la necessità di valutare il comparto con criteri tecnico-economici oggettivi, evitando generalizzazioni che non tengano conto della forte eterogeneità dell’olivicoltura spagnola.

Lo studio calcola il costo effettivo di produzione considerando tre componenti: costi operativi diretti, ammortamento degli investimenti e rendita fondiaria. I risultati evidenziano un’ampia forbice: si passa da 3,08 euro al chilogrammo di olio per gli oliveti irrigui a siepe a 5,31 euro/kg per gli oliveti tradizionali non meccanizzati in asciutta. Gli oliveti superintensivi in asciutta si attestano a 3,17 euro/kg, quelli intensivi irrigui a 3,20 euro/kg, gli intensivi in asciutta a 3,52 euro/kg, i tradizionali meccanizzati irrigui a 4,18 euro/kg e quelli meccanizzati in asciutta a 4,67 euro/kg.

Il quadro appare particolarmente critico se confrontato con il prezzo medio all’origine dell’olio d’oliva, pari a circa 3,26 euro/kg considerando le categorie extravergine, vergine e lampante. In queste condizioni, evidenzia AEMO, la maggior parte degli oliveti spagnoli produce sottocosto. A risultare maggiormente penalizzati sono gli impianti tradizionali e una parte significativa degli oliveti intensivi, che operano in perdita, mettendo a rischio la sostenibilità economica di migliaia di aziende agricole e la sopravvivenza di un comparto considerato strategico per il suo valore ambientale, sociale e territoriale.

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Tags: in evidenza, olivicoltura, Spagna

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