Olivicoltura tra la fine del Dimetoato e gli elevati costi green

Un incontro tecnico utile a capire le ragioni della scomparsa del prodotto di eccellenza per la difesa fitosanitaria in oliveto e le nuove proposte delle aziende chimiche
Attualità
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Presso l’Oleificio Piccoli Produttori di Castelletto di Brenzone si è tenuto un incontro tecnico sulla difesa fitosanitaria che ha acceso i riflettori su una delle ferite ancora aperte dell’olivicoltura moderna: la scomparsa dei fosforganici.

Sollecitato dalle domande dirette dei produttori, il professor Nicola Mori dell’Università di Verona ha analizzato con estrema chiarezza i motivi per cui sostanze storiche come il Dimetoato e il Phosmet sono state rimosse definitivamente dallo scaffale dell’agricoltore.

Alcuni dei presenti all’incontro

Il cuore del problema, ha spiegato il professore, risiede nella natura stessa di queste molecole. Utilizzando un’efficace analogia medica, Mori ha paragonato i fosforganici alla Tachipirina (paracetamolo): si tratta di molecole “chiuse”, strutture chimiche rigide basate sul legame fosforo-zolfo che funzionano solo così come sono nate negli anni ’50. A differenza dei FANS (come l’ibuprofene), che appartengono a una famiglia flessibile e migliorabile, il Dimetoato non può essere “aggiornato”.

Ogni tentativo di modificarne la struttura per renderlo più sicuro o meno tossico per l’uomo ne distruggerebbe l’efficacia insetticida.
Per l’industria chimica, dunque, continuare a investire su queste vecchie basi sarebbe stato un vicolo cieco tecnologico: un dispendio immenso di risorse per un prodotto che non avrebbe mai potuto superare i moderni, e rigidissimi, standard di sicurezza europei.

Siamo così entrati nell’era della Safety-by-Design (sicurezza fin dalla progettazione), una filosofia di ricerca dove la sicurezza ambientale e umana è scritta nel “DNA” del prodotto fin dalla sua ideazione.

Queste nuove molecole sono come bisturi laser, progettate per colpire recettori biologici presenti solo nei parassiti, garantendo un olio privo di residui e un ecosistema più protetto. Come sottolineato con vigore dagli olivicoltori di Brenzone sul Garda, questo progresso scientifico, però, non è una “vittoria” indolore, ma un adattamento forzato che pesa pesantemente sulle spalle di chi coltiva.

Se il Dimetoato garantiva una protezione efficace a costi irrisori, i nuovi formulati, figli di brevetti costosi e processi di selezione lunghissimi, presentano prezzi molto elevati, mettendo a dura prova la marginalità delle aziende agricole.

L’incontro si è concluso con una consapevolezza condivisa, l’olivicoltura sta cambiando pelle. Il passaggio a una difesa più sostenibile è una strada obbligata dalla scienza e dalle normative, ma resta una sfida di resilienza economica.

La sfida del futuro sarà dunque trovare un equilibrio tra l’innovazione scientifica necessaria per un olio inattaccabile e la sostenibilità finanziaria per i produttori, affinché l’eccellenza delle nostre sponde gardesane continui a essere un patrimonio vivo e non solo un ricordo del passato.

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Tags: dimetoato, in evidenza, oliveto, olivicoltura

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