di Francesca Gambin e Roberta Ruggeri
Ufficio Economico AIPO
L’andamento dei prezzi dell’olio extra vergine italiano tra il 2021 e il 2026 rappresenta una fase di mercato particolarmente complessa, utile per comprendere come i sistemi agroalimentari reagiscano a shock esterni, variazioni nella disponibilità internazionale e mutamenti nelle aspettative degli operatori.

Il grafico della media nazionale mostra una traiettoria netta, stabilità tra il 2021 e il 2022, una rapida accelerazione nel biennio 2023–2024, un picco storico e, infine, una discesa altrettanto rapida nel 2026. Questa dinamica non è riconducibile a un singolo evento, ma all’interazione di fattori climatici, produttivi, commerciali e psicologici.
La forte riduzione della produzione in alcuni grandi paesi mediterranei ha determinato, tra il 2023 e il 2024, un aumento dei prezzi che ha coinvolto l’intero mercato europeo. In questa fase, l’Italia ha sperimentato valori eccezionalmente elevati, sostenuti da una disponibilità limitata e da una domanda che, pur rallentando, non si era ancora contratta in modo significativo.
Tra il 2021 e il 2022 i prezzi medi nazionali oscillavano su livelli moderati, coerenti con un mercato in equilibrio.
Le variazioni erano contenute e riflettevano dinamiche fisiologiche legate alla stagionalità e alle rese. È solo nel 2023 che la curva inizia a salire con decisione, anticipando un biennio caratterizzato da tensioni sull’offerta e da un progressivo irrigidimento del mercato.
Il 2024 rappresenta il punto di massima espansione: i prezzi raggiungono livelli mai registrati prima, sostenuti da scarsità internazionale e aspettative rialziste diffuse tra gli operatori.
L’inversione di tendenza inizia a delinearsi nella seconda metà del 2025.
Tra ottobre e metà novembre il mercato mostra una stabilità solo apparente, i prezzi dell’olio restano elevati e il costo delle olive rimane sostenuto, riflettendo la memoria recente del biennio di scarsità. Rese tra il 14 e il 16% e olive oltre i 110–120 euro al quintale risultano ancora compatibili con un mercato che aveva premiato tali livelli.
All’inizio di novembre 2025 emerge il primo segnale di inversione: il prezzo dell’extra vergine registra un aggiustamento verso il basso, non drammatico ma significativo, senza un immediato calo del prezzo delle olive.
La seconda metà di novembre conferma la tendenza: i prezzi si consolidano su livelli inferiori e il mercato ricalibra le proprie aspettative.
Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 il processo diventa più evidente, i prezzi continuano a scendere, le giacenze aumentano e la domanda non mostra segnali di ripresa. Gli imbottigliatori rallentano gli acquisti, i frantoi trattengono il prodotto, i consumatori diventano più sensibili al prezzo dopo due anni di forte volatilità.

La primavera 2026 segna il punto d’arrivo di questo percorso: i prezzi dell’extra vergine si stabilizzano intorno ai 6–6,5 euro al chilo. A questi livelli il mercato non garantisce margini adeguati a chi aveva acquistato olive a valori molto elevati nella campagna precedente.
La pressione non riguarda però solo il passato, oggi gli olivicoltori operano in una fase agronomicamente decisiva – fioritura, allegagione e primo ingrossamento delle olive – che richiede interventi puntuali e costosi.
I costi di produzione restano elevati per effetto dell’energia, delle tensioni internazionali e dell’aumento dei mezzi tecnici, mentre l’incertezza climatica introduce ulteriori rischi.
In un contesto di domanda debole e prezzi stabilizzati su livelli inferiori rispetto al biennio precedente, la sostenibilità economica delle aziende si indebolisce: gli operatori devono sostenere investimenti immediati mentre il mercato offre margini ridotti.
È in questo scenario che si colloca il coordinamento istituzionale tra Ministero e Regioni, con l’obiettivo di accompagnare la filiera in un passaggio complesso, sostenendo la continuità produttiva e favorendo un riequilibrio del mercato attraverso strumenti di gestione del rischio e interventi mirati.

















