Il caldo non elimina il batterio Pseudomonas savastanoi responsabile della rogna dell’olivo. Questo sopravvive anche dopo esposizioni prolungate a 35–38 °C, purché vi sia un minimo di umidità superficiale. Le alte temperature ne sospendono temporaneamente l’attività, ma il patogeno rimane quiescente nelle galle e sulle superfici vegetali.
L’inoculo si riattiva rapidamente anche con brevi piogge o con lunghe bagnature fogliari notturne. Il cambiamento climatico introduce un nuovo fattore di rischio dato dalle microlesioni termiche. Temperature superiori ai 36–38 °C provocano microfessurazioni della corteccia e necrosi puntiformi dei tessuti giovani, invisibili a occhio nudo ma perfette per l’ingresso del patogeno. Temperature notturne sopra i 22–24 °C impediscono la disidratazione delle superfici vegetali e rallentano la chiusura fisiologica delle ferite. L’umidità notturna diventa così un fattore chiave per la sopravvivenza dei batteri epifitici.
Le grandinate, sempre più frequenti, amplificano ulteriormente il rischio; la ferita fresca, combinata con la riattivazione del batterio dopo la pioggia, genera infezioni rapide e diffuse.

Un aspetto oggi sempre più evidente è che il batterio responsabile della rogna dell’olivo non necessita di galle visibili per mantenere una popolazione epifitica attiva. Studi recenti sulla microbiologia della superficie fogliare dell’olivo mostrano che il batterio può persistere in forma latente su foglie, piccioli e rametti anche per settimane, sfruttando microfilm d’acqua notturni, rugiada e condensa. Questa presenza “silenziosa” diventa rilevante quando la pianta attraversa periodi di stress idrico o termico: la cuticola si assottiglia, la superficie fogliare perde compattezza e aumenta la permeabilità dei tessuti, creando microporte d’ingresso anche in assenza di ferite evidenti.
A questo si aggiunge il ruolo delle ferite non traumatiche, come il vento caldo, i colpi di sole, le microabrasioni da polveri minerali, gli sfregamenti tra rami durante temporali estivi e microlesioni da disseccamento superficiale possono diventare punti di ingresso.

In annate con alternanza di caldo intenso e notti umide, come quella attuale, queste microlesioni sono molto più frequenti e spiegano perché la rogna può comparire anche in oliveti dove non si sono verificati eventi traumatici.
La combinazione caldo diurno più umidità notturna prolunga la sopravvivenza epifitica del batterio e accelera la sua capacità di colonizzare le ferite fresche.
Anche brevi piogge estive, seguite da notti calde, possono generare condizioni ideali per l’infezione: la reidratazione delle galle, la riattivazione dell’inoculo e la presenza di microlesioni termiche creano una finestra infettiva molto più ampia rispetto al passato.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli

















