Una concimazione sostenibile con le acque reflue affinate

Studio coordinato dal prof. Vivaldi in un oliveto di Gallipoli
Tecnica e Ricerca
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In fase di concimazione tra gli aspetti più importanti da tener in considerazione c’è quello di determinare le caratteristiche chimico-fisiche del terreno e quindi valutare le condizione di fertilità. Tali informazioni sono utili per predisporre un corretto piano di fertilizzazione. Negli ultimi anni, a supporto degli agricoltori, sono sempre più diffusi i DSS – vale a dire Sistemi di supporto alla decisioni – e cioè software che consentono l’ottimizzazione della gestione agronomica del frutteto.

In particolare, inserendo nel sistema dati relativi alle caratteristiche della coltura, del suolo, l’apporto di sostanza organica ecc., è possibile effettuare un piano di concimazione calibrato sulle condizione specifiche in cui è situato il frutteto. Insieme ad un altro parametro legato alla produzione attesa, si va a fare un calcolo preciso di quantità di sostanze ed elementi da immettere nel sistema frutteto. Il DSS inoltre, è in grado di valutare il fabbisogno nutrizionale in funzione della fase fenologica e quindi di calcolare di azoto, fosforo e potassio da distrubuire per ogni fase fenologica della specie interessata.

Tra le pratiche più sostenibili in tema di concimazione, quella del riutilizzo delle acque urbane affinate rappresenta una buona opportunità per migliorare la sostenibilità dell’olivicoltura. Infatti, non solo può essere considerata come una risorsa idrica alternativa da poter impiegare a scopi irrigui, ma anche una soluzione fertilizzante diluita vista la presenza di marco-meso e micro nutrienti.

Si basa su questo il progetto – denominato Riubsal – coordinato dal prof. Gaetano Alessandro Vivaldi del Dipartimento di Scienze Agro Ambientali e Territoriali dell’Università di Bari, che vede coinvolti il Cnr e aziende private del territorio pugliese, con l’obiettivo di aumentare la sostenibile della produttività, della redditività e dell’efficienza delle risorse negli agro ecosistemi.

L’esperimento, in corso a Gallipoli, che vede l’impiego di acque reflue urbane affinate, accompagnate da un DSS, sta dando interessanti risultati e rappresenta un chiaro esempio di economia circolare; la soluzione fertilizzante diluita distribuita in ogni terreno, tramite fertirrigazione, mette a disposizione delle colture azoto, fosforo (bassa quantità) e potassio, garantendo un apporto costante di nutrienti e di fatto incrementando l’efficienza della concimazione.

Nell’oliveto di Gallipoli, dopo il primo di due anni di sperimentazione, si è potuto accertare che l’irrigazione con acque reflue urbane affinate ha consentito ai produttori di ottenere gli stessi risultati produttivi con un apporto di concime più contenuto. Insomma, l’utilizzo di risorse idriche alternative accompagnate dall’uso di nuove tecnologie, potrebbe permettere di realizzare una produzione agricola a basso impatto ambientale con benefici per tutto il territorio Salentino, caratterizzato da scarsità cronica di risorse idriche. Si tratta di una pratica che può trasformarsi in un beneficio per tutte le comunità agricole e, soprattutto, consentirebbe di ridurre l’impetto del sistema produttivo agricolo sul territorio pugliese. Un modo per concretizzare la logica dell’economia circolare che può tradursi in una sensibile riduzione della produzione di rifiuti e in un vantaggio competitivo per le aziende agricole del territorio.

Diversi sono gli obiettivi del progetto Riubsal – spiega il professor Vivaldi (nella foto) – quali: implementare un sistema di monitoraggio ottimale per il bilancio dei nutrienti, sperimentare un sistema di supporto alla decisioni utile per la gestione del piano di concimazione dei frutteti, creare un modello matematico dei flussi idrici e del fabbisogno nutrizionale delle colture in osservazione, fondare i presupposti per l’esportabilità e trasferibilità del sistema in altre aree territoriali. Per realizzare ciò ci stiamo affidando su un’ampia rete partenariale, rappresentate da partner con specifiche competenze nell’ambito della gestione di progetti complessi, sperimentazione di pratiche innovative nel settore agricolo, ricerca e coordinamento scientifico, nonché consulenza tecnica di settore”.

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