Più che dimezzati nell’arco di un decennio i frantoi nel Salento a causa della Xylella. Erano 247 nella campagna olearia 2015/2016, si sono ridotti a 111 in quella 2025/2026. Una mortalità impressionante, con il punto di svolta nella campagna 2018/2019, quando oltre 40 impianti si sono fermati rispetto all’anno precedente.
Numeri snocciolati da Pier Paolo Miglietta, docente di UniSalento, insieme all’imprenditore Giovanni Melcarne nel corso di un incontro promosso da FOA Italia (Frantoi Oleari Associati) all’EnoliExpo di Bari.
Dalla mappatura presentata, è emerso che, in Salento, sono stati più i Comuni che hanno perso la quasi totalità dei frantoi rispetto a quelli che sono riusciti a mantenerne aperti almeno in poca misura. Fatto questo che sta a testimoniare come l’intera provincia sia stata indistintamente colpita, a fronte di un crollo produttivo di olive che ha riguardato tutte e tre le tipologie di approvvigionamento dei frantoi: olive di proprie oliveti, olive molite conto terzi, olive acquistate.
Ed i numeri, anche in questo caso sono impietosi: erano 268.192 tonnellate le olive che venivano raccolte per la campagna 2015/2016 nella provincia di Lecce, con una produzione di olio pari a 38.693 tonnellate, sono crollate a 15.803 tonnellate nell’ultima campagna olearia, che hanno garantito appena 2.182 tonnellate di olio (fonte Sian).
Una tendenza negativa persistente, rispetto alla quale, ha denunciato Melcarne, gli stessi frantoiani sono riusciti a farsi male da soli, con decine di milioni prima assegnati al settore, poi tolti senza che vi fosse stato nessuno che abbia protestato. “Chi è causa del suo mal pianga se stesso” le parole di Melcarne che ha invitato la categoria a prendere coscienza di questo elemento di debolezza mostrato e di reagire per tornare ad essere una voce ascoltata. Anche perché nello studio del prof. Miglietta emergono implicazioni operative ben chiare: la necessità di interventi di sostegno mirati alla filiera olearia, la promozione di strategie di riconversione e innovazione produttiva, il rafforzamento delle politiche di resilienza territoriale.
Da parte di Michele Librandi, presidente di FOA Italia, la consapevolezza che la crisi che ha colpito i frantoi salentini non può essere derubricata a questione locale, rappresentando invece una ferita aperta nel cuore dell’agroalimentare italiano. “I frantoiani costituiscono un presidio sociale ed economico insostituibile per la tenuta del territorio,” ha sottolineato Librandi, esortando le istituzioni ad accelerare con urgenza i processi di rigenerazione olivicola. L’obiettivo è evitare che il “modello Salento” sia ricordato esclusivamente come una drammatica testimonianza di inoperosità istituzionale nei confronti di un’area produttiva che, storicamente, trae la sua stessa identità dall’olivicoltura.

















