di Enzo Gambin e Gabriela Panziera
Si chiama SuperOliVe , è destinato ad un’area geografica ben definita, ma potrà poi essere un modello esportabile nell’intero nord Italia. Parliamo del progetto di ricerca applicata per offrire stabilità e prospettiva a un settore, quello olivicolo, che negli ultimi anni ha mostrato segnali di crescente fragilità. Le oscillazioni produttive, l’alternanza sempre più marcata e la difficoltà di garantire continuità economica alla filiera hanno reso evidente la necessità di un rinnovamento profondo.
Il progetto – che coinvolge quattro province venete – si sviluppa proprio da questa consapevolezza, maturata attraverso un dialogo diretto con gli olivicoltori e con gli operatori della filiera, che hanno espresso la volontà di costruire un modello colturale più moderno, più efficiente e più sostenibile.
Alla guida di questo percorso si trova un partenariato solido e complementare: l’Università di Padova, con le sue competenze scientifiche e analitiche; AIPO, che rappresenta il cuore produttivo e associativo del settore; Coldiretti, attraverso le sue strutture di consulenza e formazione, che garantisce un collegamento diretto con le aziende agricole e con il territorio.
È da questa collaborazione che prende forma un progetto capace di unire ricerca, assistenza tecnica e sperimentazione in campo.
L’iniziativa si fonda sull’introduzione di nuove varietà già sperimentate con successo in altri areali italiani e sulla realizzazione di impianti ad alta densità capaci di coniugare produttività, qualità e sostenibilità.
Le aziende coinvolte rappresentano una pluralità di condizioni pedoclimatiche, permettendo di osservare il comportamento delle cultivar in contesti diversi e di definire protocolli agronomici adattabili e replicabili.
Parallelamente, il progetto segue anche oliveti intensivi già esistenti, con l’obiettivo di razionalizzare le pratiche colturali e migliorare l’equilibrio vegeto-produttivo, la precocità di entrata in produzione e la qualità dell’olio ottenuto.
La ricerca applicata svolge un ruolo centrale: l’analisi dello stato nutrizionale, lo studio della maturazione delle olive, la caratterizzazione chimica e sensoriale degli oli e il monitoraggio delle performance produttive costituiscono un patrimonio di dati che permette di comprendere a fondo le dinamiche della coltura in sistemi intensivi.
Questo approccio consente di individuare le varietà più adatte, di definire protocolli di gestione agronomica più efficienti e di costruire un modello colturale capace di garantire stabilità produttiva e qualità costante nel tempo.
SuperOliVe è anche un progetto di rete, la collaborazione tra enti di ricerca, organismi di consulenza e aziende agricole crea un sistema di innovazione aperto, in cui le conoscenze generate sono condivise e trasferite attraverso percorsi formativi, attività dimostrative e strumenti digitali.
Il coinvolgimento di strutture associative con una presenza capillare sul territorio permette di amplificare la diffusione dei risultati, trasformando l’esperienza delle aziende pilota in un patrimonio collettivo a disposizione dell’intera filiera.
SuperOliVe non si limita però a migliorare ciò che già esiste, guarda anche oltre. Una parte fondamentale del progetto è dedicata all’individuazione di nuovi territori potenzialmente idonei alla coltivazione dell’olivo. L’obiettivo è ampliare la geografia olivicola italiana, portando l’olivo in aree oggi occupate da colture meno redditizie e offrendo agli agricoltori nuove opportunità economiche.
È una ricerca che unisce pedologia, climatologia e fisiologia vegetale per comprendere dove l’olivo possa esprimere al meglio il suo potenziale, senza forzature e nel rispetto degli equilibri ambientali.
L’obiettivo finale è chiaro: costruire un’olivicoltura più solida, capace di affrontare le sfide climatiche ed economiche dei prossimi anni, e allo stesso tempo aprire nuove opportunità produttive in aree oggi destinate a colture meno remunerative.
SuperOliVe non rappresenta soltanto un progetto tecnico, ma un percorso di riorganizzazione culturale e produttiva che mira a restituire competitività, sostenibilità e prospettiva a un settore strategico per l’agricoltura italiana.

















