L’ottimizzazione delle risorse idriche negli oliveti condotti in asciutto rappresenta una sfida cruciale per l’olivicoltura moderna, specialmente in suoli sabbiosi. Una sperimentazione condotta da Celano et al. (2011) ha analizzato l’impatto di due diversi sistemi di gestione sulla dinamica dell’acqua nel terreno: il sistema lavorato (lavorazioni continue) e il sistema inerbito (inerbimento spontaneo permanente, sfalciato almeno due volte l’anno con rilascio dei residui di potatura trinciati).
Per mappare la distribuzione dell’umidità nel profilo del suolo, la ricerca ha impiegato la tecnica geoelettrica, convalidata dal metodo gravimetrico (pesata dei campioni). Questa metodologia ha permesso di monitorare la resistività elettrica del terreno, parametro strettamente correlato al contenuto idrico volumetrico, fino a una profondità di 3 metri.
Dinamiche di ricarica idrica a confronto
Lo studio ha monitorato tre fasi chiave, corrispondenti ai periodi di ricarica autunno-invernale e pre-estiva.
Novembre (fase iniziale): dopo le prime piogge autunnali (58 mm), il sistema inerbito mostrava già un contenuto idrico superiore, specialmente oltre i 0,6 metri di profondità. Al contrario, il sistema lavorato presentava livelli idrici bassi e uniformi lungo tutto il profilo.
Gennaio (anomalia climatica): nonostante ulteriori 61 mm di pioggia, le scarse precipitazioni unite a temperature elevate hanno causato una perdita d’acqua negli strati tra 0,6 e 1,8 metri nel sistema inerbito, dovuta al consumo traspirativo di erba e olivi. Il sistema lavorato, invece, ha mostrato un lieve accumulo limitato agli strati superficiali (0-0,9 m).
Aprile (piena ricarica): grazie a piogge consistenti (211 mm), entrambi i sistemi hanno beneficiato di un arricchimento. Tuttavia, il sistema inerbito ha accumulato acqua nelle zone più profonde, fondamentali per le radici degli olivi, mentre il lavorato ha mostrato una ricarica lenta e confinata ai primi 60 cm.
Perché l’inerbimento è più efficiente?
La superiorità del sistema inerbito nell’incamerare acqua risiede nella struttura fisica del suolo. La macroporosità risulta maggiore e meglio distribuita, grazie alla presenza di “pori di trasmissione” (50-500 μm) creati dalle radici e dall’attività dei lombrichi.
Permeabilità: nel suolo inerbito, l’acqua fluisce liberamente lungo tutto il profilo. Nel sistema lavorato, l’infiltrazione è ostacolata dalla formazione di croste superficiali e da uno strato compatto (suola di lavorazione) che limita il movimento verticale del fluido.
Sostanza organica: l’apporto di residui vegetali e potature migliora la capacità di ritenzione e funge da pacciamatura naturale, riducendo drasticamente l’evaporazione diretta dal suolo.
Analisi dei consumi idrici
Nonostante la maggiore capacità di stoccaggio, il sistema inerbito presenta consumi idrici più elevati. Tra novembre e gennaio, i consumi dell’inerbito sono risultati quasi doppi rispetto al lavorato. Ciò è dovuto alla “doppia pompa” traspirativa: quella delle essenze erbacee e quella degli olivi, che in climi miti non arrestano mai completamente il metabolismo.
In primavera, i consumi del sistema inerbito sono aumentati ulteriormente (+32%), ma anche il sistema lavorato ha registrato un picco (+55%) a causa della maggiore disponibilità d’acqua superficiale e dell’aumento della domanda ambientale (ETo).
Conclusioni: verso una gestione razionale
La tecnica geoelettrica ha confermato che l’inerbimento, se ben gestito, è uno strumento potente per la conservazione delle riserve idriche profonde, spesso trascurate, ma vitali durante la siccità estiva. Tuttavia, per evitare che la competizione idrica tra erba e olivo diventi dannosa, la gestione deve essere strategica:
Tempestività dello sfalcio: il cotico erboso deve essere soppresso prima delle fasi critiche dell’olivo (fioritura e allegagione).
Effetto pacciamatura: i residui lasciati in superficie proteggono il suolo, sebbene in zone ad alto rischio incendi possa essere necessario un leggero interramento superficiale.
In sintesi, l’inerbimento trasforma il suolo in una “spugna” più efficiente, capace di sfruttare anche le piogge di debole intensità per ricostituire le riserve profonde dell’oliveto.


















