Tignola dell’olivo, entrata nel vivo la seconda generazione

Monitoraggio da Sud a Nord, il caldo limita il fenomeno
Tecnica e Ricerca
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La seconda generazione della tignola, quella che attacca direttamente le olive, è entrata nel vivo in diversi areali delle regioni meridionali, ma si segnalano anche nel resto d’Italia dove pure non vi è una fenologia avanzata della drupa e dunque non è tempo di eventuali trattamenti. Il monitoraggio sull’andamento del volo degli adulti di tignola avviene, come noto, con le trappole a feromoni. Ed il conteggio settimanale delle catture fornisce indicazioni utili anche sui tempi per eventuali interventi. Anche se l’annunciata nuova ondata di caldo potrebbe ridimensionare, e anche di molto, il fenomeno. Ma andiamo con ordine, partendo dalle situazioni già cristallizzate
“Qualora si decida di intervenire con prodotti a basso impatto ambientale – ha avuto modo di ricordare a L’Olivo News Ruggero Petacchi, ricercatore di entomologia agraria della Scuola Sant’Anna di Pisa – attualmente è consentito l’utilizzo del Bacillus thuringiensis, batterio che porta alla morte della larva dopo che questa lo ingerisce. Ovviamente è difficile definire la percentuale di mortalità delle larve conseguente all’utilizzo di questo prodotto, ma rimane una carta da giocarsi, consigliata anche nei disciplinari di produzione integrata. L’utilizzo di prodotti chimici di sintesi potrebbe essere preso in considerazione solo nel caso in cui si è in grado di definire la reale perdita di produzione di olio dovuta a questo insetto fitofago. E in questo caso occorre una metodologia di lavoro e campionamento più complessa rispetto al conteggio della percentuale di uova presente sulle olive”.
Si diceva del caldo per i prossimi giorni. Con il calore, le uova deposte dalla femmina della tignola nella zona pericalicina, vale a dire vicina al calice del peduncolo della drupa, perdono turgore. Le uova così disidratate non schiudono le larvette, riducendo pertanto il fenomeno della cascola. Va aggiunto che sopra i 30-32 gradi le tignole diventano sterili e dunque, laddove queste temperature dovessero registrarsi per più giorni, non vi sarà praticamente deposizione di uova, riducendo in maniera significativa l’impatto dell’infezione.
Un po’ tutte le Regioni forniscono il loro bollettino fitosanitario a cui è utile rimandare per monitorare la situazione nel proprio territorio.

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