I claim salutistici possono diventare una leva strategica per accrescere il valore dell’olio extravergine di oliva. Lo conferma uno studio realizzato dall’Università di Palermo, che ha analizzato la disponibilità dei consumatori italiani a riconoscere un prezzo più elevato per un EVO che riporti in etichetta indicazioni certificate sui benefici per la salute.
La ricerca, basata su un campione rappresentativo di 1.016 consumatori, evidenzia che il sovrapprezzo riconosciuto dagli intervistati raggiunge 1,31 euro al litro rispetto a un olio privo di claim salutistici (pari al 14,09% in più del prezzo base). Un risultato che rafforza il potenziale delle indicazioni nutrizionali e salutistiche come strumento di differenziazione commerciale in un mercato sempre più orientato verso la qualità e il benessere.

L’indagine mette in luce un dato particolarmente significativo: la disponibilità a pagare non dipende in misura rilevante da età, reddito o livello di istruzione. A fare realmente la differenza sono invece la sensibilità del consumatore verso i temi della salute e il suo livello di conoscenza dell’olio extravergine.
Gli studiosi distinguono due forme di conoscenza. La conoscenza soggettiva, cioè la percezione di sapere molto sul prodotto, aumenta in modo costante la disponibilità a riconoscere un prezzo superiore. La conoscenza oggettiva, basata invece sulle reali competenze del consumatore, produce anch’essa un effetto positivo, ma con benefici che tendono ad attenuarsi ai livelli più elevati, suggerendo un progressivo effetto di saturazione.
Interessante anche il rapporto tra salute e piacere. Nei consumatori con una solida conoscenza tecnica dell’olio, il gusto rappresenta un elemento che rafforza la disponibilità a pagare un sovrapprezzo. Al contrario, tra chi ritiene di conoscere bene il prodotto, ma sulla base di una percezione personale più che di competenze effettive, l’importanza attribuita al sapore tende a ridurre il valore riconosciuto ai claim salutistici. Un risultato che evidenzia come motivazioni edonistiche e salutistiche possano integrarsi oppure competere tra loro a seconda del profilo del consumatore.
Tra gli altri risultati emerge, prevedibilmente, che i consumatori più sensibili al prezzo sono meno inclini a riconoscere un premio economico. Più inatteso è invece il dato relativo all’attenzione verso le informazioni riportate in etichetta, che mostra una correlazione negativa con la disponibilità a pagare, un aspetto che gli autori indicano come meritevole di ulteriori approfondimenti.
Per il comparto olivicolo lo studio offre indicazioni di grande interesse. I claim salutistici non rappresentano soltanto uno strumento di comunicazione, ma possono tradursi in un concreto valore economico, a condizione che siano accompagnati da una corretta informazione e da un’efficace educazione del consumatore. Per produttori, frantoi e aziende del settore, investire nella divulgazione delle proprietà salutistiche dell’olio extravergine potrebbe quindi contribuire non solo a differenziare l’offerta, ma anche a rafforzare la competitività del prodotto e promuovere un’alimentazione più sana.


















