L’olivicoltura italiana è a un punto di rottura e senza interventi immediati migliaia di aziende rischiano di non arrivare alla prossima campagna. È il messaggio uscito dalla Consulta Olivicola di Altragricoltura, riunita per iniziativa della Federazione Agricoltori e Contadini (Fed.Agri.Co.), che al termine dei lavori ha chiesto al Governo la dichiarazione immediata dello stato di crisi per l’intera filiera delle piccole e medie imprese olivicole.
«Dopo oltre due anni di richieste rimaste senza risposta, non è più il tempo delle analisi ma delle decisioni», afferma il segretario della Federazione, Angelo Distefano. «Se non si interviene subito, il rischio concreto è che le olive restino sugli alberi perché raccoglierle costerà più di quanto potranno rendere sul mercato, con conseguenze devastanti per le imprese e per il territorio.»
La Consulta ha riunito olivicoltori, produttori biologici e convenzionali, frantoiani, aziende DOP ed esperti agronomici per costruire una piattaforma nazionale di mobilitazione. I lavori sono stati coordinati da Distefano insieme al segretario confederale Gianni Fabbris, con la partecipazione di Francesca Petrini, presidente nazionale di CNA Agroalimentare, a conferma del percorso comune avviato con il progetto UNIAPA.
Dal confronto emerge una fotografia allarmante della filiera. Negli ultimi cinque anni la redditività delle aziende è crollata, mentre aumentano i costi di produzione e raccolta. Secondo Altragricoltura, a pesare sono le distorsioni generate dal regime di perfezionamento attivo, dalla gestione delle importazioni e dei contingenti a dazio zero e da una distribuzione del valore che favorisce gli anelli più forti della filiera a scapito dei produttori agricoli e dei frantoi artigianali.
«Oggi il valore dell’olio si concentra sempre più nella speculazione commerciale e industriale, mentre chi coltiva gli olivi e trasforma il prodotto spesso non riesce neppure a coprire i costi», denuncia Distefano. Una situazione aggravata dalla crescente pressione dei modelli di olivicoltura intensiva, che mettono ulteriormente in difficoltà l’olivicoltura di territorio, patrimonio economico, ambientale e paesaggistico del Paese.
Per questo è stato richiesto un pacchetto straordinario di interventi: misure sul debito delle aziende, sostegni diretti al reddito, garanzie finanziarie e provvedimenti capaci di riequilibrare il mercato e difendere la produzione nazionale.
La Consulta Olivicola ha inoltre deciso di costituire gruppi di lavoro permanenti per elaborare proposte sulle norme commerciali e doganali, sulla tutela del reddito agricolo e sulla riforma della filiera. Il documento che ne nascerà sarà portato nelle assemblee territoriali e costituirà la base della mobilitazione nazionale prevista per l’autunno.
«Difendere l’olivicoltura italiana significa difendere lavoro, ambiente, paesaggio e qualità alimentare», conclude Distefano. «La vertenza è aperta e chiediamo al Governo di assumersi la responsabilità di salvare un settore strategico prima che sia troppo tardi.»



















