La mosca dell’olivo potrà in futuro trovarsi di fronte il drone come nuovo e più efficace avversario, qualora l’irrorazione aerea di prodotti fitosanitari – oggi vietata – dovesse essere autorizzata su scala europea come da più parti auspicato e sollecitato. Nell’attesa degli sviluppi sul piano normativo, la tecnica è già stata messa alla prova per quattro anni in Grecia, con risultati che aprono una prospettiva concreta per la difesa dell’oliveto. Uno studio pubblicato nel settembre 2025 sulla rivista scientifica Agronomy ha infatti confrontato l’applicazione di un’esca insetticida attraverso un drone con il tradizionale trattamento da terra, seguendo l’andamento delle infestazioni dal 2021 al 2024.
La ricerca è stata realizzata in quattro aree olivicole greche – Larissa, Zante, Trifillia e Creta – con oliveti caratterizzati anche da condizioni topografiche differenti. In ciascuna area sono state confrontate tre strategie: applicazione dell’esca con drone, applicazione convenzionale da terra e parcella non trattata. L’obiettivo era capire non soltanto se il drone fosse efficace contro Bactrocera oleae, ma anche se potesse rappresentare una soluzione più efficiente negli oliveti dove l’accesso dei mezzi agricoli è difficoltoso.
Il dato più evidente riguarda l’infestazione attiva. Nei controlli non trattati è risultata compresa, considerando i diversi anni e siti, fra il 14,2 e il 22,5%. Con il trattamento mediante drone è scesa al 4,6-7,8%, mentre nelle parcelle trattate da terra si è attestata fra il 5,3 e l’8,4%. L’analisi statistica effettuata dai ricercatori ha confermato differenze significative fra le strategie: entrambe hanno ridotto l’infestazione rispetto al controllo, mentre nel confronto complessivo il trattamento con drone ha ottenuto risultati migliori di quello terrestre.
Ma il valore dello studio sta anche nel fatto che i risultati non sono stati identici in tutti gli anni. L’efficacia delle strategie è variata in relazione all’annata e alle condizioni ambientali. Le differenze fra trattamenti sono state particolarmente evidenti nel 2021 e nel 2022; nel 2024, invece, non sono emerse differenze significative fra le diverse strategie. Un elemento che invita alla prudenza: il drone non è una soluzione automatica, ma uno strumento la cui efficacia dipende, come quella dei trattamenti convenzionali, dalla dinamica della popolazione della mosca e dalle condizioni dell’oliveto.
Una distribuzione mirata

La vera sorpresa arriva però dalla modalità di applicazione. I ricercatori non hanno utilizzato il drone per bagnare completamente le piante, ma per distribuire in maniera mirata l’esca contro gli adulti della mosca. Il velivolo impiegato era un esacottero M6E con serbatoio da 10 litri. Il trattamento veniva effettuato a pochi metri dalla chioma, con una distribuzione concentrata sulla vegetazione.
L’esca conteneva spinosad allo 0,024%, associato a un attrattivo a base proteica e ad altri composti volatili di origine alimentare. Le applicazioni sono state tre, effettuate fra settembre e ottobre. Sia con il drone sia con il mezzo terrestre veniva trattato soltanto un albero ogni due o tre, secondo il protocollo.
È proprio qui che emerge uno dei principali vantaggi del drone. In un appezzamento sperimentale di circa 2,5 ettari, il quantitativo d’acqua utilizzato per un trattamento con drone era compreso fra 12 e 23 litri, mentre l’applicazione terrestre richiedeva circa 150-180 litri. Una differenza notevole, ottenuta senza sacrificare il controllo dell’insetto.
Il risultato suggerisce quindi che la tecnologia potrebbe essere interessante non soltanto per la velocità di intervento, ma soprattutto per la possibilità di distribuire l’esca con estrema precisione, riducendo il volume della miscela e il consumo d’acqua.
Dove il drone può fare la differenza

La tecnologia appare particolarmente promettente negli oliveti dove il trattore o l’atomizzatore non possono lavorare agevolmente: pendii, terrazzamenti, appezzamenti frammentati e aree con accessibilità limitata. È proprio su questo aspetto che insistono gli autori dello studio, secondo i quali i droni possono offrire un’alternativa efficiente soprattutto nei terreni complessi.
Non bisogna però confondere una sperimentazione riuscita con una tecnologia già pronta per essere utilizzata senza vincoli. Lo studio greco è stato condotto nell’ambito di specifiche autorizzazioni per l’impiego sperimentale dell’insetticida e del drone. Inoltre, la stessa ricerca evidenzia alcuni limiti, come la capacità ridotta dei serbatoi, l’autonomia delle batterie e i costi operativi, che possono risultare superiori a quelli dei sistemi tradizionali. Il valore della ricerca sta dunque soprattutto nella prova sul campo: per quattro anni e in differenti ambienti, il drone ha dimostrato di poter mantenere l’infestazione della mosca su livelli comparabili o inferiori a quelli ottenuti con il trattamento terrestre.
È una prospettiva interessante anche per l’Italia, dove la conformazione di molti oliveti rende difficoltoso l’impiego dei mezzi tradizionali. Il drone non sostituisce automaticamente il trattore e non elimina la necessità di monitorare la popolazione di Bactrocera oleae. Può però diventare il mezzo con cui applicare la strategia di difesa nel momento giusto e nel punto giusto. Può, ma solo in linea teorica e in un ipotetico futuro. Perché, come noto, l’irrorazione aerea di prodotti fitosanitari è in linea generale vietata e può essere autorizzata solo in deroga e a determinate condizioni. Vi è però una forte spinta, e non solo nel settore olivicolo, a richiedere una modifica normativa su scala europea per utilizzare la distribuzione di prodotti fitosanitari anche per via aerea.

















