A cura dell’Ufficio Economico di Aipo
Il mercato dell’olio extra vergine d’oliva è in evidente stallo, i prezzi sono fermi, le vendite si attuano al rallentatore. S’aggiunge la necessità di svuotare i magazzini in vista del nuovo raccolto. I listini ufficiali e le piazze internazionali delineano un quadro eterogeneo: l’Andaluso Picual si posiziona a 3,70 €/kg (stabile), la Tunisia si attesta a 3,60 €/kg, mentre la Grecia frena a 4,05 €/kg con una variazione del -2,41%.
Sul fronte dei raffinati, l’olio di oliva raffinato sale a 3,28 €/kg (+3,14%) e l’olio di sansa di oliva si muove intorno ai 2,05 €/kg, con la Turchia che spinge sui der: ingrosivati raffinati a circa 3 €/kg.
Sul fronte interno, la Puglia conferma la sua stabilità ma con forti differenziazioni territoriali. L‘extra vergine italiano vede Andria a 4,70 €/kg, mentre nelle piazze storiche di Bitonto si oscilla tra 5,40 e 5,60 €/kg per il prodotto di alta gamma, contrapposto al Sud Puglia che si difende intorno ai 4,30 €/kg.
I lampanti restano contenuti intorno ai 2,80 €/kg nel Sud Barese e a 2,60 €/kg a Gioia Tauro.
Da segnalare anche il comparto del biologico, con l’Italia a 5,10 €/kg (-3,77%) e il biologico UE a 4,45 €/kg (-1,11%).

Mentre l’ingrosso resta congelato, la vendita diretta di qualità continua a fare da argine, premiando la tracciabilità e la tipicità nei frantoi e nei mercati locali.
Questo scenario si inserisce in un contesto di attesa per l’imminente raccolta, con temperature che rimangono ancora elevate, piogge con non arrivano e allarmi per lo sviluppo delle olive. Il mercato sta già guardando avanti, ma attenzione, se la produzione reale fosse inferiore alle aspettative, non solo per l’Italia ma anche per la Spagna e Grecia, a quanto arriverebbe il rimbalzo?
Il vero ago della bilancia si chiama raccolta 2026/27. Rischio scivolone o attesa per la ripresa?


















