Un carico di olio lampante straniero è stato sequestrato al porto di Genova dopo che i controlli hanno fatto emergere un tentativo di frode bello e buono: sulla documentazione commerciale il prodotto risultava essere olio extravergine di oliva, mentre per le procedure di sbarco era stato dichiarato semplice olio lampante e dunque, non essendo un prodotto alimentare, in grado di evitare i necessari specifici controlli.
La vicenda, avvenuta nelle scorse settimane, è stata resa nota da Davide Granieri, presidente di Unaprol, nel corso de L’Isola del Tesolio, l’appuntamento organizzato a Palermo da Manfredi Barbera. Un annuncio arrivato alla presenza di Felice Assenza, capo dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), al quale Granieri ha dato atto del rafforzato impegno a tutela della legalità e della tracciabilità.
Secondo quanto appreso, fatture e documenti relativi alla compravendita tra venditore e acquirente indicavano infatti olio extravergine di oliva, così come all’interno del carico. La documentazione presentata per lo sbarco nel porto ligure classificava invece la partita come olio lampante, come effettivamente era. Insomma, carte false che, senza lo scrupoloso controllo dell’Agenzia delle Dogane, sarebbero passate inosservate, consentendo al carico di entrare regolarmente in Italia ed essere poi commercializzato come extravergine. Il lampante, infatti, non essendo destinato direttamente al consumo alimentare, segue un percorso di controllo differente.
Il valore della merce coinvolta nella presunta frode commerciale ammonterebbe a circa 5 milioni di euro. Il carico è stato quindi bloccato e informata l’autorità giudiziaria. Non sono ancora stati resi noti ufficialmente i contorni di questa nuova sconcertante vicenda che danneggia ancora di più un settore fortemente in difficoltà.
Proprio i controlli alle frontiere e nei porti siano diventati uno dei cardini della nuova strategia messa in campo dal Ministero dell’Agricoltura. Il piano operativo dei controlli individua infatti nell’olio lampante uno specifico fattore di rischio e propone un incremento dei controlli ispettivi e analitici, anche attraverso la verifica delle reali giacenze. Lo stesso documento richiama la necessità di una cooperazione tra Icqrf e altri organi di controllo nei punti di frontiera, compresa l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per intercettare partite sospette e verificarne la conformità alla categoria dichiarata.
Un paio di mesi fa, al termine della Cabina di regia sui controlli agroalimentari, il ministro Francesco Lollobrigida aveva parlato di «tolleranza zero» nei confronti di chi non rispetta le regole, annunciando il rafforzamento dei controlli congiunti presso operatori e punti di ingresso, comprese industrie, commercio, grande distribuzione e porti. Tra le linee guida indicate dal Ministero figurano anche il contrasto alle pratiche commerciali sleali, una maggiore sinergia tra i laboratori Icqrf, quelli dell’Agenzia delle Dogane e quelli del Ministero della Salute, oltre all’aumento dei campioni sottoposti ad analisi chimico-fisiche, organolettiche, sui residui e con metodiche molecolari e isotopiche.
Il sequestro di Genova si inserisce dunque in una strategia che punta sempre più sull’incrocio delle banche dati e sulla collaborazione tra le diverse autorità. E proprio la natura del caso rende evidente il valore di questo approccio: non soltanto verificare ciò che c’è dentro un serbatoio, ma confrontare ciò che il prodotto è, ciò che viene dichiarato alla dogana e ciò che viene venduto sulla carta.



















