Una disparità applicativa che rischia di creare forti squilibri a svantaggio dei frantoi commerciali tradizionali rispetto al sistema cooperativo, unita a un appesantimento burocratico che potrebbe generare sostenuti costi aggiuntivi per le piccole imprese del territorio. È questo il tema sollevato dall’Associazione Frantoiani di Puglia che, attraverso il suo presidente Stefano Caroli, esprime forti perplessità e riserve in merito alle disposizioni del recente decreto ministeriale, con cui viene introdotto il DAO (Documento di Accompagnamento Elettronico Olivicolo).
A destare l’attenzione dei trasformatori pugliesi è soprattutto la differente applicazione dell’obbligo relativo alla bolla elettronica per la movimentazione delle olive.

“A nostro avviso costituisce un elemento di forte disparità il fatto che l’obbligo di tracciabilità elettronica sia previsto soltanto quando le olive sono destinate ai frantoi commerciali, esentando le strutture cooperative”, osserva il presidente Stefano Caroli. “Si tratta di una differenza di trattamento difficile da comprendere, che rischia di agevolare le cooperative – realtà che già beneficiano di specifiche tutele fiscali e strutturali – penalizzando i tanti frantoi privati e artigianali. Questi ultimi, con impegno e investimenti propri, contribuiscono in modo fondamentale a portare nel mondo l’eccellenza dell’olio extravergine di qualità 100% italiana. Crediamo che i principi di legalità e trasparenza debbano applicarsi in modo omogeneo a tutti gli operatori, senza distinzioni di categoria”.
Oltre alla questione delle esenzioni per il settore cooperativo, l’Associazione evidenzia con preoccupazione un’altra misura tecnica contenuta nel provvedimento: la riduzione da sei a tre giorni del tempo utile per la registrazione delle operazioni nel portale SIAN.
“Dimezzare i tempi di registrazione a soli tre giorni rappresenta un impegno burocratico gravoso per le piccole strutture”, spiega il Presidente Caroli. “Durante i periodi di massima attività della campagna olearia, caratterizzati da ritmi di lavoro molto intensi, questa tempistica stringente rischia di costringere le piccole imprese ad assumere ulteriore personale gestionale o a esporsi al pericolo di sanzioni. Tutto ciò comporta costi operativi supplementari su realtà già impegnate ad affrontare spese energetiche superiori a quelle dei competitor esteri. Riteniamo che l’obiettivo delle istituzioni debba essere quello di facilitare i processi produttivi del Made in Italy, anziché complicare la quotidianità di chi opera nel settore”.
A fronte di un provvedimento che potrebbe incidere sull’equilibrio del mercato a danno dei frantoi tradizionali (Cod. ATECO 10.41.10), l’Associazione si rivolge con fiducia alle istituzioni locali e alla Conferenza delle Regioni, che ha preso in esame la misura.
“Auspichiamo che le Regioni, a partire dalla Puglia che rappresenta il cuore dell’olivicoltura italiana, possano valutare con attenzione l’impatto di questa misura sul tessuto economico locale”, conclude il presidente Caroli. “Chiediamo un confronto istituzionale tempestivo con gli assessori regionali all’Agricoltura per promuovere un’azione condivisa, volta a rivedere il decreto o a introdurre le necessarie modifiche, così da assicurare condizioni paritarie tra frantoi e cooperative e tempistiche sostenibili per le registrazioni nel sistema SIAN”.


















