Anche il Piemonte dell’olio punta ad avere la sua Igp

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Con 118 tonnellate di olive molite e 13 tonnellate di olio prodotto (dati del registro Sian), il Piemonte scopre un’anima olivicola, in particolare tra Langhe e Monferrato. Una produzione in crescita dicono dal Consorzio per la tutela dell’olio extravergine di oliva regionale che, a distanza di 14 anni dalla sua costituzione e con una decina di soci, è al lavoro per ottenere l’Indicazione Geografica Protetta (Igp), il marchio di qualità che garantirebbe la provenienza e la tipicità dell’olio piemontese. Una piccola nicchia ma che sta ottenendo riscontri anche all’estero (Francia, Stati Uniti e Giappone i riferimenti) e rispetto alla quale cresce l’attenzione:  il Consorzio, insieme alla Fondazione Agrion e il Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino, sta ad esempio portando avanti un progetto che vuole recuperare e reintrodurre in produzione “ecotipi o varietà locali di olivi piemontesi in grado di fornire prodotti dotati di particolari caratteristiche organolettiche e qualitative”.

Nel maggio scorso, invece, sempre in collaborazione con lo stesso dipartimento, era stato lanciato anche il Corso di idoneità fisiologica all’assaggio di oli di oliva vergini ed extra vergini. “A fronte della crescita in quantità e soprattutto in qualità dell’olio piemontese – ha avuto modo di spiegare Marco Giachino, presidente del Consorzio – abbiamo deciso che fosse il momento giusto per creare uno strumento che ci aiutasse a sostenere la cultura dei sempre più numerosi appassionati, ma soprattutto ci supportasse nello sviluppo di una competenza, quella dell’assaggiatore d’olio, sempre più richiesta e indispensabile, non solo nel settore della produzione, ma anche della ristorazione e della distribuzione”. Prime iniziative che stanno registrando consensi e positive aspettative, soprattutto in un periodo di cambiamenti climatici che vede l’olivicoltura spostarsi sempre più al nord.

Oggi l’olivicoltura piemontese conta circa 350 ettari e poco meno di 300 mila piante. “La presenza dell’olivo nella nostra regione non è una novità; già prima del ‘700, accanto alle vigne, c’erano anche gli oliveti, ma la pianta veniva usata per altri scopi: l’olio per usi religiosi, per illuminare e per produrre grasso”, ha ricordato Giachino. Andando a ritroso nella storia tracce materiali, come la macina in pietra per frangere le olive, ancora conservata nel parco del castello di Pino d’Asti, e documenti storici ne testimoniano la presenza in molte località, come per esempio a Olivola e San Marzano Oliveto nel Monferrato, dove nel Medioevo era una coltivazione assai diffusa. Con il raffreddamento climatico del XIV secolo, questa attività fu abbandonata. Solo a partire dagli anni Novanta del ‘900, molti coltivatori piemontesi hanno riscoperto la coltivazione di questa pianta. Le varietà di oliva più diffuse sono Leccino, Frantoio e Pendolino.

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Tags: Igp, Piemonte

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