Venduta qualche tonnellata in più di extravergine italiano nell’ultimo mese rispetto alla media dei precedenti (13 mila tonnellate, contro le 11 mila circa), ma giacenze sempre significative dal report della Repressione Frodi aggiornato al 31 luglio scorso.
I numeri sono lì a confermare un allarme generalizzato con la richiesta – ferma e inascoltata da oltre due mesi – di attivare subito un tavolo di crisi da parte delle Regioni Puglia e Calabria, richiesta condivisa dalla Conferenza delle Regioni e praticamente da tutte le associazioni di categoria.
Già i numeri: indicano che nei silos nazionali sono stoccate 200 mila tonnellate e rotte di olio sfuso e a cui aggiungere il confezionato per un totale complessivo di 233.377 tonnellate. Di questo poco meno della metà è olio extravergine italiano (108.299 tonnellate), ben il 139,6% in più rispetto ad un anno fa, la quasi totalità stoccato in Puglia (64 mila tonnellate), Calabria (16.800) e Sicilia e Campania (quasi 10 mila ciascuno).

Fanno da contraltare ben 77 mila tonnellate di extravergine straniero, tra comunitario ed extra Ue (quest’ultimo con una quota superiore al 100% rispetto allo scorso anno) a cui si aggiungono altre 47 mila tonnellate di oli di categoria inferiore, tutti in crescita rispetto ad un anno fa: tra gli altri lampante (12.311, +5,3%), olio di oliva e raffinato (13.738, +5,9%), oli odi sansa (16.608, +7,1%).
La crisi dell’extravergine nazionale si riflette anche negli oli certificati con la Terra di Bari Dop che ne ricomprende quasi il 50% con oltre 7,6 milioni di litri stoccati, rispetto ai 2,4 milioni di litri dell’Igp Sicilia.
Si muove un po’ anche il mercato del biologico che registra in un mese vendite per quasi 4 mila tonnellate, arrivando ad una giacenza nazionale di 37.800 tonnellate, prevalentemente stoccate in Puglia e Calabria.
Ecco il riepilogo completo


















