I benefici dell’olio di oliva somministrato direttamente nel sangue

Uno studio apre nuovi interessanti scenari di ricerca scientifica
Tecnica e Ricerca
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Un’équipe del Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica di Granada (CSIC) ha sperimentato l’azione benefica di diversi composti presenti nell’olio extra vergine di oliva nelle malattie con risposta infiammatoria, somministrandolo direttamente nel sangue e non nella dieta. Lo studio è stato effettuato su colture di cellule del sangue a cui sono state fornite queste sostanze, confermando con questi test di laboratorio la loro capacità antiossidante e antinfiammatoria.

Sono notori e numerosi gli studi sui benefici che il consumo di olio extravergine di oliva apporta all’organismo. In questa ricerca è stata evidenziata per la prima volta l’azione che avviene direttamente nell’emocoltura dei composti che conferiscono il potere antinfiammatorio e antiossidante a questo alimento. Una tecnica che apre nuove strade per lo studio dell’azione dell’olio su varie malattie. Lo studio è stato effettuato inducendo una infiammazione nelle cellule sane e osservando la risposta che queste hanno alla presenza dei composti dell’olio di oliva. Una procedura detta ex vivo poiché effettuata fuori dal corpo, in un ambiente artificiale.

Lo studio ha confermato che da un lato i composti ingeriti riescono a ridurre e modificare lo stato infiammatorio e ossidativo generato artificialmente nelle emocolture dei pazienti, dall’altro hanno confermato che somministrando le sostanze direttamente nel sangue si ottengono risultati sperimentali più chiari e una maggiore sensibilità. “Questo lavoro convalida l’azione benefica dell’olio d’oliva nel sangue, ma apre anche possibilità per la sua applicazione clinica, anche se sono necessari ulteriori studi e sperimentazioni per metterlo in pratica”, ha sottolineato il ricercatore del CSIC Juan de Dios Alché .

Lo studio, frutto di un progetto chiamato NutraOleum, ha messo in relazione il consumo continuo dei tre diversi tipi di olio in 54 persone sane tra i 20 ei 60 anni dalle quali è stato prelevato il sangue per le sperimentazioni. Gli oli utilizzati nel test avevano la stessa base, costituita da un olio extravergine di oliva della varietà Picual, con una composizione simile tranne che per il contenuto di terpeni e polifenoli: il primo era un olio tradizionale, il secondo ottenuto miscelando alcuni dei migliori oli con il più alto contenuto di fenoli e triterpeni e, l’ultimo, generato come olio funzionale aggiungendo estratti ricchi di composti delle foglie dell’olivo. In tutti e tre i casi la risposta cellulare è stata positiva, ma la seconda e la terza opzione sono state quelle che hanno dimostrato progressivamente una maggiore azione antinfiammatoria.

Il processo, come detto, consisteva nell’indurre l’infiammazione nelle emocolture aggiungendo diverse sostanze chimiche. Successivamente, è stata osservata la risposta di numerose proteine, tra le quali spiccano quelle chiamate Interleuchina beta e TNF-alfa. Questi composti sono presenti nella maggior parte dei processi infiammatori, poiché sono regolatori che intervengono nella comunicazione cellulare. Funzionano quindi come indicatori nel corpo che qualcosa non sta andando bene e informano il resto delle cellule per indurle a risolvere il problema. Pertanto, sono biomarcatori della risposta infiammatoria cellulare. Inoltre, l’induzione artificiale dell’infiammazione ha causato evidenti segni di ossidazione cellulare, producendo alti livelli di ossigeno e azoto reattivi che hanno causato modifiche negli enzimi e in altre proteine.

Questi mutamenti sono stati ridotti con l’aggiunta dei tre tipi di oli alle cellule del sangue in coltura, in modo molto simile a quanto osservato nello studio clinico, ma con livelli di sensibilità più elevati. Il sistema ha consentito inoltre di testare un maggior numero di condizioni infiammatorie e di analizzare individualmente l’effetto dei diversi componenti degli oli, integrando così le informazioni ottenute con i pazienti.

Gli esperti stanno continuando la loro ricerca per ottenere maggiori dati sulla fattibilità dell’uso clinico che questa scoperta potrebbe avere, nonché sulle quantità necessarie nella sua applicazione affinché non vi sia tossicità nel sangue. La ricerca è stata finanziata attraverso i progetti della Giunta dell’Andalusia e del Ministero della Scienza e dell’Innovazione.

Tratto da www.mercacei.com

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Tags: in evidenza, Olio nel sangue

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