Interrare i residui di potatura migliora fertilità e ritenzione idrica

I vantaggi superiori ai costi dovuti al maggior apporto di azoto
AIPO
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Bruciare i residui di potatura – anche se talvolta alcune Amministrazioni comunali lo consentono – è uno smaltimento non permesso ai sensi del DL 152/06, dal momento che ha conseguenze negative sulla qualità dell’aria e rappresenta un possibile rischio all’innesco di incendi. La trinciatura in campo risulterebbe un’opzione corretta per smaltire i residui di potatura, ma ha degli aspetti negativi: infatti, foglie e rametti potrebbero costituire l’inoculo di malattie.
Secondo alcune scuole di pensiero, interrare sostanza organica, che presenta oggettive difficoltà di decomposizione, come i residui legnosi, potrebbe alterare l’equilibrio carbonio/azoto del terreno, portando a una momentanea carenza di azoto per le piante, limitandone la capacità produttiva.
Purtuttavia l’uso dei residui di potatura degli olivi aumenta il contenuto di materia organica nel suolo, con formazione di humus, che ha la capacità di aumentare la ritenzione idrica dei suoli e ha effetti migliorativi sulla sua fertilità.
In un ettaro di oliveto, dove vi è una presenza di 220 – 270 piante, e si esegua una media potatura, rimangono sul terreno da 9 Kg a 15 Kg di sarmenti per pianta. Avremo così una quantità in peso che potrebbe andare dai 20 ai 35 quintali di ramaglia, con una media di 27 quintali. Si tratta di un quantitativo di sostanza organica che, una volta trinciata e interrata a 10-15 cm di profondità, potrebbe aumentare la presenza di humus nel terreno, il che porterebbe benefici sulla fertilità agronomica del suolo. Parliamo infatti di materiale ricco di lignina, cellulosa, emicellulosa: tutte sostanze che hanno la capacità di trasformarsi in humus in maggior misura rispetto ad altri materiali organici.
I residui di potature sono molto resistenti all’attacco di consorzi d’organismi presenti nel terreno, perciò la loro degradazione non avviene in tempi brevi, ma occorrono anche tre anni affinché siano ridotti in sostanze che formano humus.
I derivati di queste lignine e cellulose, una volta degradati, danno dei prodotti molto utili per la fertilità dei terreni, che sono la base per la costituzione dell’humus.
Humus che, nella sua composizione, ha elementi nutritivi fondamentali per la vita delle piante, quali l’azoto, il fosforo, il potassio, il magnesio, il calcio, lo zolfo, il ferro e altri elementi che, pur non essendo immediatamente disponibili per le piante, formano una riserva che è rilasciata gradualmente mediante la mineralizzazione.
Questo al contrario dei residui delle potature che, quando s’interrano piante erbacee, ricche di acqua e poco lignificate, sono degradate rapidamente dal consorzio microbico del terreno e forniscono elementi nutritivi mineralizzati in fretta, pronti a essere utilizzati dalle piante, quasi come fossero dei concimi.
Queste piante erbacee hanno, però, effetti solo marginali nella formazione di humus, come potrebbero essere i sovesci di erbe tenere o i liquami. I residui di potatura diventano così utili, quale sostanza organica fresca, che – contenendo elevate percentuali di lignina e cellulosa – concorre in maniera efficace alla produzione di humus.
Certamente il suolo riesce a ben integrare e utilizzare, ai fini agrari i residui di potatura; i tempi del loro degrado tendono ad accorciarsi più sono fini e sottili, producendo incrementi della sostanza organica, che migliora la fertilità complessiva del terreno, soprattutto sugli strati più superficiali.
Un aspetto negativo dei residui di potatura è che, essendo ricchi di lignina, impegnano notevolmente i microrganismi terricoli preposti alla loro degradazione, i quali, per realizzare questo lavoro, consumano molta energia. Per sopperire a questo dispendio energetico i microrganismi hanno la necessità di introdurre fonti energetiche per sintetizzare le proteine, che sono date dal carbonio e dall’azoto. Ora, se per il carbonio i microrganismi lo trovano con una media facilità, non è lo stesso per l’azoto, perché scarseggia nei residui legnosi, così lo prelevano dalla soluzione circolante del terreno, la quale, di conseguenza, ne è impoverita.
La soluzione circolante, perdendo azoto, ha così minori possibilità di rifornire i peli radicali dell’olivo e, in questo modo, si crea una competizione nutritiva che è negativa per l’olivo e può portare a un indebolimento della pianta stessa.
Per ovviare a questo problema si dovrà, allora, tenere conto di un apporto di azoto al terreno nelle quantità di 1,00 – 1,200 Kg per quintale di residui di potatura.
Se consideriamo che questo sostegno sia dato con un utilizzo di urea agricola, con titolo del 46%, saranno necessari dai 52 ai 92 kg/ha di prodotto, mediamente 71 kg/ha, il che comporterebbe una spesa media di € 200,00.
A questo punto diventa necessario calcolare quanta quantità di massa umica che si forma nel terreno dai residui di potatura, considerando che la decomposizione completa ha tempi minimi di tre anni.
L’unità di peso che ne risulta dipende principalmente dalle caratteristiche del materiale organico di partenza, ma si può considerare che la resa in humus, definita come coefficiente isoumico, sia compresi tra 1,8% e 1,2%, con una media di 1,2%, così, avremo mediamente 400 kg di humus, il che, considerando un suo valore di mercato di oltre € 500,00, porterebbe un utile di circa € 300,00 a ettaro.

Direttore Aipo
Associazione interregionale
produttori olivicoli

 

Tags: humus, in evidenza, potatura

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