Marasciulo: “Annata critica. Occhio alla spirale dei prezzi”

Siccità e mosca hanno determinato oli meno performanti
Economia
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“È stata oggettivamente un’annata molto problematica, sia per la quantità che per la qualità dell’olio. Mi auguro, per quei produttori che continuano a non vendere aspettando che il prezzo aumenti ancora, che al danno, anzi ai danni, non si aggiunga la beffa. Perché se i consumi dovessero rallentare, il prezzo potrebbe crollare in un attimo”.
Con Alfredo Marasciulo, capo panel dell’Università di Bari e punto di riferimento dell’olivicoltura pugliese ed italiana (nella foto), proviamo a scattare una fotografia della campagna ormai praticamente conclusa, accogliendo la sua premessa: “Non do ricette, non fornisco consigli, non indico soluzioni. La mia è una lettura di quanto ho potuto registrare di persona”.
Dott. Marasciulo, partiamo dall’oliveto. Più grave il caldo o la mosca?
“Vi sono state tante concause che hanno determinato criticità per l’olio quest’anno. Le ondate di calore durante le fasi di fioritura ed allegagione, la scarsità di piogge nei mesi successivi, poi probabilmente una sottovalutazione della mosca, sia nel primo attacco a fine luglio, sia nel secondo, più massiccio, di settembre”.
Ma da cosa è dipesa secondo lei tale sottovalutazione?
“Dal fatto che quest’anno c’erano poche olive, e probabilmente si è pensato che non valesse la pena effettuare trattamenti, che oggettivamente costano. Il risultato è che, a fronte di una minore quantità di olive e a parità di popolazione di mosca, l’attacco è stato più virulento. Aggiungiamoci pure che quest’anno, per la prima volta, era vietato l’uso del dimetoato e il sostituto in commercio era decisamente meno efficace, ed il risultato è stato inevitabile. Nel senso che anche il produttore olivicolo attento e scrupoloso ha pagato dazio”.
Risultato dunque di basso livello?
“Diciamo che l’olio quest’anno in buona parte dei casi, oltre ad essere scarso, risulta anche contaminato. Poi, come sempre, ci sono sacche di eccellenza che hanno prodotto oli eccezionali. E questo non va sottaciuto. Aggiungo, per completare il ragionamento, che ogni anno il settore olivicolo-oleario si trova ad affrontare criticità sempre diverse”.
Il prezzo in compenso ha registrato una bella impennata, non crede?
“Sì, ma bisogna fare attenzione, perché le variazioni di prezzo sono rischiose. Tra agosto e settembre il prezzo è passato da 4 a 6 euro, cioè è cresciuto del 50%, una esagerazione. Non solo, l’aspettativa di ulteriore crescita ha indotto molti a tenersi l’olio e non vendere. Ora i prezzi sembra si siano stabilizzati, ma se dovesse calare l’interesse all’acquisto perché i consumi si riducono, è un attimo che il prezzo crolla e chi non ha ancora venduto ci rimette pesantemente. Un altro aspetto: questi nuovi oli meno performanti con molta probabilità saranno miscelati con oli della passata annata che hanno cominciato naturalmente il loro processo di ossidazione. Il risultato è che la shelf-life potrebbe essere fortemente ridotta, e non è una questione di poco conto anche a livello commerciale”.
Quali prospettive intravede?
“Ogni annata è a sé, con le sue opportunità e le sue problematiche. L’olivicoltura è troppo frammentata per immaginare, ad esempio sul tema attuale della mosca, monitoraggi o trattamenti coordinati. Per cui io olivicoltore posso pure prestare la massima cura al mio oliveto, se poi però gli altri oliveti che ho intorno vengono gestiti alla meno peggio, è chiaro che ne pago anche io le conseguenze. È un problema reale di cui non ho certamente io la soluzione. Come ho premesso, registro solo quello che accade”.

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