Un nostro lettore ci scrive: “Salve avrei bisogno di un vostro aiuto. Ho un impianto di superintensivo varietà Arbequina e mi trovo sul Gargano. La pianta durante l’autunno e tutt’ora non è andata in fase di dormienza, tanto che da metà dicembre, quando le temperature si erano alzate abbondantemente, sono iniziate a spuntare le gemme a fiore.
Questa è una cosa anomala, a cui nessuno sa dare risposte. Io adesso dovrei iniziare a potarle, ma non so se farlo o meno. Avrei bisogno che questo argomento fosse discusso da esperti per capire cosa è successo e come gestirlo. Ci sono stati anche altri casi sul Gargano e in Puglia che hanno avuto più o meno lo stesso problema. E anche per loro su piante che non hanno prodotto l’anno prima. Grazie anticipatamente per l’aiuto, Pasquale Sacco“.
Abbiamo girato il quesito al nostro tecnico di fiducia, l’agronomo Enzo Gambin, direttore dell’Associazione interregionale produttori olivicoli, che così risponde:
“In risposta al quesito sollevato riguardo l’anomalo comportamento fenologico della varietà Arbequina in Puglia, proponiamo un’analisi fisiologica volta a chiarire le cause di questa mancata quiescenza e a fornire linee guida gestionali.
L’olivo, in particolare il genotipo Arbequina, regola il proprio ciclo vitale attraverso un bilancio di ormoni interni, quelli della crescita (gibberelline) e quelli che “frenano” o impongono il riposo (acido abscissico). Il fenomeno osservato nel Gargano potrebbe essere riconducibile a una combinazione di fattori genetici e ambientali.
L’Arbequina possiede un “fabbisogno di ore di freddo” inferiore rispetto alle varietà autoctone. Temperature costantemente sopra lo zero di vegetazione (10-12°C), ovvero la temperatura minima sotto la quale la pianta solitamente si ferma, hanno impedito ai “freni” ormonali di attivarsi, mantenendo la pianta sveglia e attiva. Il problema interessa maggiormente le piante che non hanno prodotto nell’annata precedente; in assenza di olive, che agiscono come “sink”, ovvero spugne che assorbono l’energia, gli olivi hanno accumulato un eccesso di zuccheri e sostanze nutritive nel legno.
Questo potenziale energetico, spinto dal caldo, termotropismo, è stato deviato verso la creazione precoce dei fiori.
Questo stato, definito come “crescita primaverile in inverno”, porta alla comparsa prematura delle mignole.
Queste infiorescenze sono, però, destinate a non produrre, mancano, infatti, le temperature idonee per far funzionare il polline.
Questo stato, definito come “crescita primaverile in inverno”, porta alla comparsa prematura delle mignole.
Queste infiorescenze sono, però, destinate a non produrre, mancano, infatti, le temperature idonee per far funzionare il polline.
Dal punto di vista della meccanica vegetale, la potatura non è solo un taglio, ma un potente segnale che spinge la pianta a reagire. Intervenire ora su piante con linfa in movimento comporta rischi tecnici; infatti, le foto mostrano tessuti in turgore cellulare, ovvero cellule gonfie d’acqua e linfa.
Una potatura precoce spingerebbe la pianta a produrre nuovi germogli teneri che sarebbero più esposti in caso di gelate tardive, lisi cellulare. Per gestire questa anomalia, una possibile strategia è di attesa, posticipando i tagli alla seconda metà di marzo. È preferibile lasciare che la pianta “sfoghi” la sua energia su queste mignole anticipate, sacrificandole, piuttosto che esporre la pianta a ritorni di freddo.
In queste situazioni, l’uso moderato di prodotti rameici potrebbe avere un’azione di leggero indurimento delle pareti delle cellule, aiutando a rallentare l’impeto vegetativo. La pianta di Arbequina ha una grande capacità di recupero, è necessario, pertanto, attendere il riallineamento del clima e, al momento, non attuare alcuna fertilizzazione”.



















